Operazione Contatto: sgominata una cellula del clan Coluccia della sacra corona unita

L’organizzazione mafiosa era sotto il controllo dello storico clan di Noha-Galatina: aveva in Sogliano Cavour il suo centro principale, ma era ben ramificata in tutta la provincia
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Una costola dello storico clan Coluccia della sacra corona di Noha-Galatina teneva sotto scacco un pezzo molto vasto del basso Salento, con epicentro Sogliano Cavour, sotto lo sguardo passivo e succube della popolazione. Alcuni addirittura si rivolgevano ai mafiosi per dirimere controversie e avere aiuti di vario tipo. Complici alcuni colletti bianchi, qualche politico ed esponenti delle forze dell’ordine.

E’ il nuovo volto della sacra corona 2.0, quella di cui tanti salentini faticano ad accettare l’esistenza. Ma i numeri dell’operazione “Contatto” sono imponenti e danno il quadro di una realtà complessa, in cui ampie fasce della popolazione fa fatica a distinguere lo Stato dalla mafia.

20 detenzioni in carcere, 17 ai domiciliari, 7 obblighi di presentazione alla Polizia Giudiziaria e 3 interdizioni temporanee dai pubblici uffici: questo il bilancio dell’Operazione Contatto, che ha consentito di sgominare un’organizzazione mafiosa controllata dal clan Coluccia di Noha – Galatina, notoriamente affiliato alla sacra corona unita.

Oltre tre anni di indagini da parte del Nucleo Operativo e Radiomobile di Maglie, del Comando Provinciale di Lecce, con la collaborazione del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Milano e della Compagnia di Tolmezzo (UD), hanno portato alla luce una rete ben organizzata, infiltrata anche all’interno delle istituzioni locali: un carabiniere, un’agente di polizia penitenziaria e un vigile urbano, oltre ad un ex assessore del Comune di Sogliano Cavour, sono gli insospettabili coinvolti nelle indagini, per aver favorito a vari livelli le attività del clan.

Partite nel febbraio del 2013 da una serie di rapine effettuate nel territorio magliese, le indagini hanno da subito evidenziato il ruolo chiave di Vincenzo Antonio Cianci, 32enne di Sogliano Cavour, alla guida di un nutrito gruppo, noto in paese per i metodi violenti. Ma le intercettazioni telefoniche e ambientali hanno svelato che l’attività si estendeva ben oltre i confini di Sogliano: Galatina, Cutrofiano, Corigliano d’Otranto, Castrignano de’ Greci, Melpignano, Soleto, Sternatia, Cursi, Castrì di Lecce, Martano, Otranto, Calimera, Muro Leccese e Cavallino gli altri paesi coinvolti.

Sebbene il traffico di droga fosse l’attività prevalente, estorsioni e furti erano all’ordine del giorno: il denaro derivante serviva ad aiutare i complici detenuti e a corrompere amministratori statali.

I reati contestati Tre i capi di imputazione principali: l’associazione a delinquere di tipo mafioso, la partecipazione ad un’organizzazione finalizzata al traffico di stupefacenti (cocaina, marijuana e hashish), l’acquisto, la detenzione, il trasporto e la cessione di sostanze stupefacenti per lo spaccio sul territorio, coinvolgendo in alcuni casi anche minorenni.

I fermati dovranno rispondere a vario titolo di reati numerosi quanto gravi: ai capi principali si aggiungono detenzione abusiva di armi, ricettazione, rapina, furto aggravato, porto abusivo di armi, abuso d’ufficio, usura, favoreggiamento personale, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, truffa, minaccia aggravata e lesioni personali.

Ma come operava questa rete, in concreto? Al vertice, la famiglia Coluccia di Noha, che esercitava il controllo tramite i suoi “vassalli”: Gabriele Antonio De Paolis, genero di uno dei Coluccia, e i cugini Pasquale e Marco Gugliersi, giudici di controversie documentate tra alcuni degli affiliati. Il territorio era infatti diviso in zone, al cui interno i sottogruppi esercitavano le attività di competenza: spaccio, estorsioni, usura.

Il tutto con la connivenza della popolazione, intimorita dalle metodologie violente e restia a denunciare. I carabinieri segnalano, ad esempio, come le vittime di estorsioni messe in atto con la tecnica del “cavallo di ritorno” ricorressero a spiegazioni improbabili per giustificare il ritrovamento delle automobili rubate dai malviventi; alcuni cittadini, inoltre, si sarebbero prestati per aiutare esponenti noti del clan: per detenere armi (è il caso di un tabaccaio) o persino ospitare latitanti nell’albergo di proprietà. Alcuni abitanti di Sogliano, in particolare, vedevano in Vincenzo Antonio Cianci un’autorità locale, tanto da ricorrere a lui, e non alle istituzioni, per denunciare situazioni da risolvere, con le buone o con le cattive.

Gli insospettabili  Quella dei cittadini di Sogliano e dintorni non è l’unica protezione su cui potevano contare Cianci e soci, che ricevevano anche un aiuto importante, a volte decisivo, da chi avrebbe dovuto mettere la legalità dello Stato al primo post, come l’ex assessore alle Politiche sociali del Comune di Sogliano, Luciano Biagio Magnolo, ora ai domiciliari. Secondo gli inquirenti, abusando del suo ruolo, Magnolo avrebbe assicurato posti di lavoro a membri dell’organizzazione: tra questi, la madre dello stesso Cianci, Carmela Magnolo, assunta da una società cooperativa.

È stato documentato poi “l’occhio di riguardo” verso gli associati da parte di alcuni esponenti delle forze dell’ordine; anche in questo caso, è determinante il ruolo di Cianci, in ottimi rapporti con un carabiniere e un vigile urbano: entrambi sarebbero intervenuti più volte in favore dei sodali, facendo persino pervenire “soffiate” per avvertirli di indagini a loro carico. Un’altra pubblica ufficiale, appartenente alla Polizia Penitenziaria, infine, avrebbe avuto persino un ruolo attivo durante attività criminali: legata a Cianci da un rapporto affettivo, si sarebbe prestata a fare da “palo” durante furti di gasolio.

Tra gli indagati spuntano anche nomi di esponenti della politica locale, come l’ex assessore Luciano Biagio Magnolo. Omertà, connivenza partecipazione attiva degli insospettabili: su questo fondava le basi il gruppo dei “soglianesi”

Un rapporto stretto, che va ben oltre la già grave omertà: una collaborazione assidua nel tenere viva l’attività mafiosa da parte di chi ha il ruolo di combatterla, ogni giorno.

I nomi Questo l’elenco dei soggetti coinvolti:

  • ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE
  1. ANTONACI Giuseppe inteso Castieddru o Castello, 1964 di Sogliano Cavour
  2. BALLARINO Alexsander, 1992 di Sogliano Cavour
  3. BLAGO Salvatore, 1978 di Sogliano Cavour
  4. CANDIDO Massimo, 1973 di Cutrofiano
  5. CIANCI Vincenzo Antonio, 1985 di Sogliano Cavour
  6. COSTA Leonardo inteso Musichedda, 1962 di Corigliano d’Otranto
  7. DE MATTEIS Daniele inteso Panna e Fragola, 1984 di Lecce
  8. DE PAOLIS Gabriele Antonio, 1976 di Galatina Fraz. Noha
  9. DE PAOLIS Pantaleo, 1969 di Cursi
  10. DE SIMONE Paolo inteso Paulu de lu moru, 1970, di Sogliano Cavour
  11. EPIFANI Giordano, 1975, di Cutrofiano
  12. FRASSANITO Rosario inteso Pilone, 1969 di Sogliano Cavour
  13. GUGLIERSI Marco, 1977 di Galatina
  14. GUGLIERSI Pasquale inteso Zoppo, 1980 di Galatina
  15. LONGO Rocco, 1967 di Sogliano Cavour
  16. MENGOLI Paolo inteso zio Pati, 1963 di Cutrofiano
  17. PEPE Marco, 1985 di Surbo
  18. PISCOPO Danilo, 1980 di Cutrofiano
  19. SOLOMBRINO Salvatore inteso Schiattoddra, 1956 di Castrignano de’ Greci
  20. STAMPETE Giuseppe, 1967, di Cursi
  • ARRESTI DOMICLIARI
  1. BOTRUGNO Simone, 1991 di Galatina
  2. CARECHINO Pierluigi, 1977 di Sogliano Cavour
  3. CARLUCCIO Cristian, 1987 di Lecce
  4. CASCIONE Ivano inteso Sciallone, 1980 di Sogliano Cavour
  5. DELL’AVVOCATA Domenico, 1993 di Cutrofiano
  6. DE MATTEIS Giuseppe inteso trattorista grande, 1987 di Corigliano d’Otranto
  7. DE MATTEIS Luigi inteso trattorista piccolo, 1983 di Galatina
  8. EPIFANI Francesco inteso Checco, 1973 di Galatina
  9. ICARO Andrea inteso Attila, 1980 di Cutrofiano
  10. LUBELLI Rudy, 1990 di Lecce
  11. MAGNOLO Luciano Biagio, 1979 di Sogliano Cavour
  12. MARZO Luca, 1975 di Corigliano d’Otranto
  13. MENGOLI Arcangelo inteso Cutarino, 1988 di Scorrano, ma domiciliato a Milano
  14. MONREALE Andrea Ignazio, 1986 di Sogliano Cavour
  15. PAGLIALONGA Cosimo inteso Pallunaru, 1954 di Collepasso
  16. PEDONE Emiliano, 1976 di Sogliano Cavour
  17. VECCHIO Antonio inteso Capoccione, 1981 di Sogliano Cavour
  • MISURA COERCITIVA DELL’OBBLIGO DI PRESENTAZIONE ALLA PG
  1. MAGGIO Maurizio, 1993 di Sogliano Cavour
  2. MAGNOLO Carmela, 1964 di Sogliano Cavour
  3. FRASSANITO Lorenzo, 1969 di Sogliano Cavour
  4. NUCIDA Antonio Rosario inteso Trottola, 1990 di Corigliano d’Otranto
  5. PERRONE Giancarlo, 1980 di Cutrofiano
  6. PICA Marco inteso Picaciù o Dragon Ball, 1979 di Sogliano Cavour
  7. DONNO Sandro, 1973 di Sogliano Cavour
  • MISURA INTERDITTIVA DELLA SOSPENSIONE TEMPORANEA DEL PUBBLICO UFFICIO
  1. Un militare dell’Arma
  2. Un agente della P0lizia Penitenziaria
  3. Un vigile Urbano del Comune di Sogliano Cavour

 

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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