L’arte si fa teatro e stupisce

Caravaggio è una conferma, Cotroneo è una scoperta: in quanti modi si esprime l’arte?
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di Francesca Rizzo

Con che sguardo si visita un museo? La domanda nasce spontanea, dopo aver visitato le due mostre contigue ospitate al Castello Aragonese di Otranto. Si rivelano qui due modi diversi di approcciarsi all’arte; da un lato l’approccio classico, quello dedicato a Caravaggio e i caravaggeschi nell’Italia meridionale, dall’altro quello più sorprendente e moderno, per Genius Loci, nel teatro dell’arte, la mostra fotografica di Roberto Cotroneo.

Caravaggio e i caravaggeschi nell’Italia meridionale Introdotta da una delle tele più note di Caravaggio, il Ragazzo morso da un ramarro, l’esposizione sul “primo pittore dell’età moderna” e sui suoi seguaci ospita opere appartenenti alla Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi. Insieme a quelli di Caravaggio sono esposti quadri di Giovan Battista Caracciolo, Andrea Vaccaro, Jusepe de Ribera, Matthias Stom, Giovanni Lanfranco, Filippo di Liagno, Mattia Preti, Giacinto Brandi, del Maestro dell’Emmaus di Pau e del Maestro dell’Annuncio ai pastori. Tele straordinarie, che possono e devono essere lette “naturalmente” dal grande pubblico: è quello che chiese, a suo tempo, lo storico dell’Arte Roberto Longhi. Caravaggio (e di conseguenza chi ne ha seguito le tracce) è “un pittore che ha cercato di essere «naturale», comprensibile; umano più che umanistico; in una parola, popolare”.

Un elemento in più della mostra è L’ultimo Caravaggio, il film di Mario Martone dedicato alla vita privata e all’opera del grande artista negli anni trascorsi al Sud.

L’arte tradizionale, al Castello Aragonese di Otranto, si presta ad una doppia lettura: prima è protagonista con Caravaggio e i suoi discepoli, poi si fa complemento, mentre lo sguardo cade sugli spettatori. È il “teatro dell’arte” immortalato dall’occhio di Roberto Cotroneo

Cambia la prospettiva La vera sorpresa viene dopo. Se Caravaggio ha traghettato la pittura italiana verso la modernità, Roberto Cotroneo porta gli spettatori ad un capovolgimento di orizzonti. La prima sala dedicata alla sua esposizione richiama la mostra pittorica: il Ragazzo morso da un ramarro è presente anche qui, eppure passa in secondo piano rispetto all’uomo che lo osserva, immortalato nella fotografia.

Critico, scrittore e saggista, Roberto Cotroneo ha diretto per quasi vent’anni le pagine culturali de L’Espresso. Appassionato di fotografia, ha avviato negli ultimi anni un lavoro sul ruolo di un pubblico particolare: i visitatori di musei e gallerie d’arte. Spettatori attenti o distratti, che animano per un po’ spazi da cui “il presente resta fuori”. E allora, nel progetto pluriennale di Cotroneo, diventano loro gli attori in scena, i protagonisti del “teatro dell’arte” immortalati dal fotografo. “Genius Loci – spiega Roberto Cotroneo – vuole capire cosa accade alle persone – giovani, vecchi, bambini, uomini, donne – dentro uno spazio espositivo. Per mettere i soggetti dentro un’immagine ulteriore, che è l’immagine fotografica: capace di sommare le diverse arti con i corpi in movimento, i riflessi, le posture, la sensualità. Molti visitatori, se non quasi tutti, si assentano, trovano distrazioni, leggono gli smartphone e attendono notizie dal loro mondo privato all’interno di spazi estranei”. Ma, tra quelli immortalati, sono molti anche i visitatori rapiti dall’arte, fermi a contemplare Paolina Borghese come Venere vincitrice o Ercole e Lica. La mostra fotografica attrae per l’elemento di novità che ha scelto di rappresentare, ma porta anche a riflettere. Normalmente, nel contesto di un museo, lo spettatore annulla il proprio io per concentrarsi sull’arte; Cotroneo lo costringe, invece, a ripensare alla sua corporeità, alla sua presenza e alle sue reazioni davanti alle opere esposte.

“L’idea dietro Genius Loci – ci spiega Roberto Cotroneo – è nata tre anni fa con un mio ritorno alla fotografia dopo tanti anni. Andando per musei mi sono reso conto dell’elemento interessante dato dalle persone che si muovono negli spazi espositivi e allora, a gennaio del 2015, ho cominciato a lavorare su questo progetto, che non è ancora terminato”.

Ad Otranto è esposta solo una parte delle fotografie scattate, racconta ancora Cotroneo: “Con Genius Loci ho raccolto circa trentamila fotografie. Alcune di queste sono state raccolte in un libro, per il quale io stesso ho scritto i testi; l’idea della mostra è nata dopo, con il contributo di Cristiana Collu, del Ministro Dario Franceschini e di Civita Mostre. La prima esposizione, completa, è stata allestita presso la Galleria Nazionale di Arte moderna, a Roma: un luogo che difficilmente ospita mostre”.

“Nessuna delle persone immortalate si è mai accorta che io fotografavo – spiega l’autore – eccetto i protagonisti delle fotografie più grandi, che ad Otranto sono esposte nella sala circolare. Quelle sono state fatte volutamente con degli attori, miei amici e miei figli; per realizzarle è stata usata una macchina speciale da 200 milioni di pixel, che abbisognava di un museo vuoto e di persone che fossero in posa”.

Roberto Cotroneo non è nuovo ad Otranto e al Salento: vi ha abitato e vi ha ambientato alcuni dei suoi romanzi. Ma, come precisa lui stesso, il legame intellettuale è stato una conseguenza di quello affettivo: “Ho cominciato a frequentare il Salento per motivi personali quando non era di moda, alla fine degli anni Ottanta; per me Lecce e il Salento sono state per molti anni una sorta di casa”.

Caravaggio e i caravaggeschi nell’Italia meridionale e Genius Loci, nel teatro dell’arte possono essere visitate tutti i giorni, dalle 10 alle 24, fino al 24 settembre.

 

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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