La rabbia e l’orgoglio, di chi vive in un paese dove c’è la mafia, senza essere mafioso

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di Marilù Mastrogiovanni (22 giugno 2017)  //EDITORIALE

Si, l’ho vista la mafia a Casarano.

Aveva la faccia di chi dava il più bel palazzo di proprietà pubblica, palazzo De Judicibus, ad associazioni amiche del boss, che lì faceva festini privati.

Si, l’ho vista la mafia a Casarano.

Aveva la faccia di chi ha avuto paura a fare un bando pubblico per assegnare alla luce del sole i beni confiscati al boss e li assegnava invece con delibere ad personam.

Si, l’ho vista la mafia a Casarano.

Aveva la faccia di chi ostacolava il bando per la trasparente gestione del servizio raccolta rifiuti e concedeva invece le proroghe al vecchio gestore, che dava lavoro a noti mafiosi.

Si, l’ho vista la mafia a Casarano.

Aveva la faccia di chi decideva di far chiudere la società pubblica che gestiva il servizio di riscossione tributi, per poi dare l’appalto a privati che poi assumevano i parenti di chi è contiguo al clan.

Si, l’ho vista la mafia a Casarano.

Aveva la faccia di chi faceva vincere gli appalti pubblici alla stessa ditta che faceva asso piglia tutto, per guadagnare perfino sui morti, dando lavoro a persone affini al boss.

Si, l’ho vista la mafia a Casarano.

Ed edificava in zone sottoposte a vincolo idrogeologico e in zone sotto vincolo paesaggistico. Edificava la collina della madonna della Campana e il canalone di via Ombrone.

Si, l’ho vista la mafia a Casarano.

E non era solo sulla collina della Campana. Circolava anche presso la zona industriale, e in bar, e ristoranti, e negozi. Tutti regolarmente autorizzati. Altro che protocollo per la legalità: solo proclamato e mai reso operativo. Altro che sfilate e fasce tricolore.

Si, l’ho vista la mafia a Casarano.

E’ quella che chiede il voto a ragazze e ragazzi in cambio di una Tennent’s o di un pieno di benzina. Umiliandoli, togliendo loro dignità, dunque futuro.

E’ quella che dice che il giornalismo va fermato in qualunque modo. E poi dice anche che la mafia non esiste, ma usa metodi mafiosi per dimostrarlo. E’ mafia, quella che ha lasciato fare, pensando di non sporcarsi l’orlo del vestito se camminava fianco a fianco, nel governo della città, con gli amici del boss.

La Chiesa in questo lento corrompersi della città, non è stata meno responsabile di chi l’ha governata.

Nel non parlare, nell’incentivare l’omertà, la paura, lo scambio di favori, nel fare i funerali ai mafiosi, nel confessare dando l’assoluzione e poi la comunione. Nell’accettare che i mafiosi e i loro amici fiancheggiatori facessero da madrine e padrini a battesimi e cresime e matrimoni, lasciando che i casaranesi se li contendessero come “compari”, quando sarebbe bastata un’omelia piazzata bene, per dire che la mafia “è una montagna di merda” e che tutti insieme dobbiamo essere il disinfettante che ne elimini il puzzo.

Arriva con forza dirompente il nuovo orientamento di papa Francesco: i mafiosi, intendendo anche i fiancheggiatori e i collusi, saranno scomunicati.

Ecco, questo serve a Casarano: una grande, collettiva, sonora, plateale, laica scomunica della mafia. Avremo sufficiente rabbia e orgoglio per farlo?

I commenti su Facebook del boss Augustino Potenza assassinato il 26 ottobre scorso. Esprimeva soddisfazione per l’assegnazione di palazzo De Judicibus agli “amici dell’associazione Ama Casarano e alle associazioni amiche”. C’era chi lo acclamava già “sindaco”.

 

 

5 Comments

  1. Luigi Corvaglia

    Io l”ho vista la mafia. Non volevo crederci, ma l’ho vista. Vivo fuori ed ho un rapporto ormai superficiale con Casarano. Mi sono perso l’involuzione. Nei miei frequenti rientri la notavo nel degrado fisico, ma non ne coglievo il segno di quello morale e civile. Poi questo mi si è spalancato davanti agli occhi in modo prepotente e inequivocabile. Il 27 ottobre, giorno dopo l’omicidio di Potenza, La sua bacheca di Facebook fu invasa da decine di post di commiato che volevano essere commossi e pietosi, ma erano indulgenti e rispettosi, segno di un “posizionamento”. Incredulo e atterrito, lessi svenevoli peana alle qualità del caro estinto e imbarazzanti lezioni morali sulla impossibilità di ergersi a giudici (fatta ergendosi a censori). Decine e decine. Ma la cosa che mi colpì di più fu che gli autori dei mielosi luoghi comuni funerari e delle inappellabili sentenze morali fossero tutti ragazzi. Allora capii. Da allora anche io mi sono innalzato a giudice, ma forse con qualche elemento di conforto oggettivo in più dei redivivi “piangimorti” da vetrina virtuale. Se questi sono i giovani, Casarano è persa. Anche io piango un morto, dunque. Si, senza paura, posso dirlo. Ho visto la mafia.

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  2. Vera Rovesti

    Desidero esprimere ammirazione e apprezzamento per Marilù Mastrogiovanni. I suoi articoli belli, scritti con rara competenza e passione, sono un conforto e un sostegno decisivo per tutti gli onesti che non sottostanno allo squallore e al regresso culturale degli ultimi anni. Da molto tempo seguo le vicende di Casarano, che vedo purtroppo sprofondare malamente, ma persone come Marilù fanno sperare e continuare a credere in un nuovo risveglio delle risorse umane più profonde di questo paese, tanto caro e bistrattato. Grazie di cuore anche per tutto il sacrificio che costa mantenere viva l’intelligenza dei fatti e la presenza attenta alla nostra realtà. È anche questo un valore inestimabile che va ben oltre i confini locali.

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  3. Io

    Sei una povera complessata..Hai accanimento e convinzione su fatti persone e situazioni che neanche un luminare alle prese con sballi del terzo tipo ha mai vissuto.
    Stai esagerando.
    La tua vita gira solo e soltanto su un nome?Fatti una vita..fai la donna di casa..e proponi nuovi articoli magari più veri e rilassati…incuti convinzioni e idee errate a chi ti legge e magari crede che ciò che scrivi equivalga a vero.
    Relaxati.

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