Dalla Ue 58 milioni per accoglienza migranti in Italia

In questi giorni a Bruxelles l'immigrazione è il tema centrale. Subito 58 milioni a disposizione dell'Italia per gestire l'accoglienza. Avramopoulos: "Non dipendiamo dal gruppo di Visigrad"
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Di Paolo Cocuroccia

Tema centrale per l’Italia e soprattutto per le regioni del Sud, dove la macchina dell’accoglienza non è mai ferma. Paolo Cocuroccia ha seguito per il Tacco a Bruxelles la presentazione della cosiddetta “bozza di Dublino”, che dovrebbe introdurre le “quote” obbligatorie di migranti da accogliere in ciascun paese europeo.
BRUXELLES. Annunciata come una rivoluzione, il 6 giugno a Bruxelles è stata presentata la bozza riforma di Dublino, che stravolgerà completamente il concetto di migrazione e accoglienza per gli stati membri dell’UE. E mentre la riforma entra nel vivo, a disposizione dell’Italia ci sono subito 58 milioni.
Della riforma si è discusso molto: ha coinvolto parlamentari di ogni schieramento e nazionalità e per una volta sembra ci sia molta convergenza. Parola del presidente del Parlamento Antonio Tajani e del Commissario per la migrazione, gli affari interni e la cittadinanza Dimitris Avramopoulos.

Avramopoulos incontra i giornalisti ​a Bruxelles ​
e annuncia che la riforma di Dublino va avanti

Ed è stato quest’ultimo a parlare del fondo stanziato per l’Italia, da utilizzare nell’immediato: “Noi rispettiamo l’Italia – spiega il Commissario in una delle sale degli uffici del Parlamento – sia da un punto di vista storico-culturale che geo-politico. Per questo abbiamo messo sul tavolo 58,21 milioni in accoglienza, assistenza sanitaria, legale e materiale dei migranti in arrivo”. Il Commissario è un diplomatico e un politico di razza, che sa come trattare coi giornalisti, guardando sempre dritto negli occhi e senza mai scomporsi: “L’Italia sa che non è sola – continua Avramopoulos – sa che la Commissione Europea la sostiene e le è vicina nella costruzione di un’infrastruttura in grado di gestire il fenomeno”.
Sì, non siamo soli, eppure c’è un gruppo, capitanato da Victor Orban, che di migranti non ne vuol proprio sapere. Il gruppo di Visigrad, a cui si è appena aggiunta l’Austria: insieme a lei Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca. Il nuovo impero austro-ungarico. Magari non saremo soli, ma come dobbiamo comportarci con il gruppo di Visigrad? E a questa domanda Avramopoulos se la ride di gusto, perché riferendomi ad esso faccio proprio riferimeno al neo impero austro-ungarico. Ma subito torna serio, affermando di non essere molto ottimista: “Ma cercheremo di convincerli – risponde – credo che non otterremo molto perché siamo di fronte a gente che usa lo scetticismo e la xenofobia per fare campagna elettorale. Si chiama populismo”.
Dello stesso avviso è anche il presidente del Parlamento Antonio Tajani: “Pacta sunt servant – tuona Tajani – tutti gli stati membri saranno obbligati a rispettare i patti. E partiranno delle sanzioni per chi non li rispetterà”. Ma è proprio su questo che non c’è l’accordo, perché mentre sui punti fondanti della riforma le opinioni dei gruppi convergono, sul meccanismo delle sanzioni invece il tema è caldo. Secondo la pentastellata Laura Ferrara infatti, “non è corretto parlare di sanzioni. Stiamo parlando di vite umane, che non hanno prezzo. Ecco perché ho scritto un emendamento sul taglio dei fondi strutturali per i paesi che non rispetteranno i patti”. Ma quella che a noi può sembrare un’inezia, rischia di essere un vaso di pandora: “Può anche essere che salti tutto – taglia corto l’eurodeputata del movimento – se non ci mettiamo d’accordo su fondi strutturali e sanzioni è inutile andare avanti”. E mentre il presidente Tajani sottolinea che “la procedura d’infrazione aperta dalla commissione avrà una ricaduta su chi non rispetterà i patti”, c’è ancora chi si domanda se partiranno sanzioni economiche o tagli ai fondi strutturali.

    La bozza di riforma


Il parlamento durante la presentazione della bozza di Dublino

     Rispetto al sistema precedente, di innovativo c’è la condivisione delle responsabilità: “Charing responsibilities”, che mette fine alla gestione a senso unico dei migranti da parte dei paesi più esposti nel Mediterraneo: Grecia e Italia. Ora tutti sono tenuti a partecipare, con un sistema di quote stabilito a priori. Finora solo Svezia e Germania hanno accettato di attuare la ricollocazione, ma da adesso tutti saranno obbligati ad accettarla, senza se e senza ma.
Il primo passo sarà quello di registrare tutti i richiedenti asilo, in modo tale da poterne affidare la ricollocazione altrove. Nel sistema attuale si cerca di evitare la registrazione proprio perché secondo i precedenti accordi il migrante che arriva in un paese deve restare dov’è. Ed è chiaro che Italia e Grecia soffrono molto la situazione. Ancora per poco a quanto pare. La novità è che i migranti non registrati che cercheranno di passare il confine potranno essere bloccati dal consiglio, identificati e riallocati: “Nonostante tutto quello che si dice sugli eurodeputati – spiega Alessandra Mussolini – siamo risuciti a trovare un’intesa sull’Italia, facendo un lavoro di squadra e mettendo da parte le contrapposizioni. Noi stiamo rendendo obbligatoria la ridistribuzione a tutti gli stati membri”. La svolta moderata della Mussolini è testimoniata anche dalla reazione molto composta a una domanda scomoda: come ci poniamo con i vari Salvini, Orban e Le Pen? “A noi non importa cosa faranno gli altri – spiega l’urodeputata del PPE – E’ in atto una convergenza molto forte di tutti i partiti su Dublino, che cambia riadicalmente l’impostazione. Una volta che diventa permanente il meccanismo correttivo è fatta”.
Un altro punto fondante è il livellamento degli standard di accoglienza: mentre nel sistema attuale alcuni paesi forniscono servizi a cinque stelle, altri sono decisamente sotto gli standard e vengono ovviamente snobbati dai richiedenti asilo.
E su questi tre punti tutti gli schieramenti sono d’accordo.

 

…nelle aule del parlamento

Il tema sul quale non c’è molta convergenza è quello dei diritti dei migranti. La sinistra ha scritto un centinaio di emendamenti alla bozza, su ricongiungimento familiare e diritto dei minori attraverso l’attivissima deputata italo-svizzera Elly Schlein, co-fondatrice del nostrano “Podemos”, civatiana della prima ora e relatrice “ombra” della sinistra europea. Ombra solo per definizione, ma non nei fatti, perché con i suoi emendamenti ha contribuito alla scrittura di una vera e propria controriforma. “Dobbiamo lottare per superare Dublino – afferma la leader di “Possibile” – verso un sistema europeo d’asilo davvero comune, basato sulla solidarietà e su un’equa ripartizione delle responsabilità tra Stati Membri”.
La destra invece punta più sul concetto di “ricollocazione come atto di solidarietà”, come ci ha detto il deputato del PPE Salvo Pugliese, che continua: “L’italia ha smesso di identificare migranti per non incorrere nella trappola della pentola a pressione. Ora però cambierà tutto”.
Sarà previsto anche un “pacchetto base” di diritti su cui sembra essersi trovato un accordo. Ogni richiedente asilo dovrà essere accolto seguendo un certo iter: niente più campi, niente più lungaggini burocratiche, niente maltrattamenti. Ogni richiesta verrà considerata allo stesso identico modo, senza più alcun intoppo.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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