Il nostro “no” alla mafia

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Il racconto di un impegno civico di una giovanissima studentessa di Casarano, sfociato nella marcia per la legalità del 21 marzo scorso

Di Irene NIcolazzo*

Ho chiesto ad Irene di raccontare che cosa abbia rappresentato per lei, per i suoi amici e amiche, che hanno partecipato alla marcia del 21 marzo, “esserci” e “scegliere da che parte stare”.

Questo è il piccolo e intenso racconto di come ragazze e ragazzi di Casarano e paesi del basso Salento stiano reagendo alla presa di coscienza dell’esistenza di un cancro, qual è la mafia, nella loro società. Stanno reagendo, vogliono reagire, con forza. Bambine e bambini, ragazze e ragazze per primi sono scesi in piazza a gridare il loro “no”, sfilando per le strade di una città muta e ammutolita. Bisogna ascoltarli di più. E, più spesso, prenderli come esempio. MLM

“Ci stanno andando forte coi palloncini nell’altra classe!”  è stato il primo pensiero espresso ai miei amici lo scorso 26 ottobre 2016 pensando che forti rumori sentiti intorno le 18 di quel pomeriggio fossero dei palloncini scoppiati durante un gioco.

Mi trovavo presso l’istituto ITC De Viti de Marco dove col Movimento Studenti di Azione Cattolica svolgevamo il nostro punto d’incontro incentrato sul tema della Costituzione Italiana quando a pochi metri di distanza Augustino Potenza veniva ucciso a colpi di Kalashnikov.

Raccontando la vita di Aldo Moro mi interrompe la chiamata di mia madre preoccupata per gli spari avvenuti nell’ipermercato accanto alla scuola che avevano  scatenato il panico generale in città.

In quel momento ho capito che era finito il tempo delle belle parole, delle storie, delle ricorrenze. La mafia esisteva davvero e bisognava agire.

La mafia ha lasciato che io potessi ascoltare il rumore sordo delle sue pallottole e poi il silenzio freddo di una popolazione disarmata, disorientata davanti a tale scandalo. Nessuna presa di posizione: “Eh! Mò” (espressione salentina che significa “che vuoi farci, è così che vanno le cose”) sospiravano i vecchi, smarriti i miei coetanei.

Ho avuto l’onore il mese successivo all’accaduto di essere stata eletta rappresentante del mio liceo, il Vanini di Casarano e insieme ai miei colleghi abbiamo da subito abbracciato e presenziato le riunioni del presidio di LIBERA di Casarano che silenziosamente dopo l’accaduto  ha dato e  da vita ad eventi cittadini  col fine di risvegliare le coscienze della legalità.

Proprio con questo obiettivo ho un giorno chiamato Marilù, non solo nota giornalista ma anche cugina di mamma: il progetto in mente  era quello di voler organizzare un’assemblea d’istituto avendo un dibattito con lei, parlando di legalità, del suo lavoro, della sua intraprendenza. Ed è stata questa mischiata alla nostra a dar vita prima via messaggi whatsapp poi concretamente alla marcia del 21 marzo.

Gli eventi e gli ospiti si sono incasellati giorno dopo giorno nel programma della giornata, così da una giornata del Vanini si è ingigantita diventando una marcia a livello provinciale.

Il pomeriggio del giorno prima della marcia Luca, rappresentante anche lui del nostro istituto ma a livello di consulta provinciale mi ha dato una mano a scrivere gli striscioni e ci guardavamo increduli di quanto ci avrebbe aspettato il mattino successivo: scrivevamo sugli striscioni “La mafia uccide, il silenzio pure”. Eravamo pronti a squarciarlo quel silenzio, il desiderio di voler dare una svolta alla nostra città, al nostro futuro andava oltre ogni ansia.

“Dovete smetterla di pensare che Falcone o Borsellino siano degli eroi. Erano gente normale che ha semplicemente avuto il coraggio di essere veramente cittadino all’interno del proprio paese” ha urlato Don Antonio Coluccia in auditorium, e come non dargli ragione; “I mafiosi non riuscivano a cogliere il fatto che una penna facesse più male di un coltello” spiegava la giornalista di Napolitan Luciana Esposito avendo affianco Brizio Montinaro, fratello del caposcorta di Giovanni Falcone e annuendo alle sue parole guardavo l’auditorium gremito di ragazzi, insegnanti, guardavo i miei colleghi rappresentanti, infervorati come me nel sentire quelle parole, nel vedere che è davvero possibile poterle ascoltare dopo tutto quello che Casarano ha patito fino a qualche giorno prima della marcia con le dimissioni del consigliere comunale Stefano e le sue minacce rivolte proprio alla stessa Marilù.

“NOI STIAMO CON TE MARILU’!” abbiamo voluto urlare alla fine del dibattito. Nella sala si alzano 150 fogli, tutti scritti allo stesso modo “io sto con marilu’” e insieme a loro segue un applauso scrosciante, applauso di chi con quel gesto ha voluto prendere posizione, ha voluto scegliere di essere dalla parte della penna e non del kalashnikov, dalla parte di chi non ha paura di dire che nel proprio paese ci sia la mafia e che questo non deve essere poi un pretesto per il passivismo e la solita retorica. Essere con Marilù significa per noi essere dalla parte di chi ha la forza di denunciare, di andare avanti oltre le minacce e le diffide, i manifesti pubblici per poi far parlare i fatti, la giustizia. Per noi questo 21 marzo è stato molto più di un ricordo delle vittime di mafia. E’ stato il giorno in cui i giovani hanno preso parola, hanno chiesto loro stessi di volersi educare seguendo esempi di persone vere che si spendono affinché la comunità possa funzionare. E’ stato il giorno in cui i giovani, hanno scelto di essere con Marilù.

* Movimento Studenti di Azione Cattolica, rappresentante d’istituto Liceo Vanini, Casarano

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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