Clan Montedoro-Potenza, chi sono gli insospettabili

Sacra corona unita, quattordici fermi, alcuni incensurati, altri giovanissimi. L’inizio di una lunga indagine che porterà lontano
Share on Facebook159Tweet about this on Twitter0Share on Google+0Email this to someonePrint this page

di Marilù Mastrogiovanni (31 maggio 2017)   //CRONACA

Uno, Marco Petracca, vendeva biancheria intima in un outlet affianco alla locale stazione dei Carabinieri di Casarano. Sembra uno sfottò allo Stato, ma è l’ironia di alcune paradossali coincidenze.

L’altro, Lucio Sarcinella, il classico bravo ragazzo di una famiglia di lavoratori, gestori di una piccola, storica pizzeria, sostenuti nella ricerca di cure alternative per la disabilità del figlio minore, dall’intera comunità casaranese.

Un altro ancora, figlio di operai onesti e laboriosi, che nella casa della nonna nascondeva le armi del boss Potenza.

Bastano queste tre figure per intuire quanto inquietante sia il quadro tracciato a tinte fosche dai Carabinieri del comando provinciale, guidati dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, quanto fosse pesante il fascino dell’affiliazione mafiosa che alcuni strati della società casaranese e del basso Salento subivano (e subiscono). e quanto queste indagini potrebbero portare lontano, fino a sollevare quel velo di Maia fatto di corruzione, ipocrisie, perbenismo e paura, brodo di coltura per colletti bianchi conniventi e imprenditori e politici compiacenti.

Tommaso Montedoro e Augustino Potenza erano un Giano bifronte all’interno delle dinamiche della nuova sacra corona unita. Un clan emergente, quello dei due casaranesi, che avevano mosso i primi passi all’interno dello storico clan Scarlino-Giannelli-Padovano e che, in accordo con il clan Tornese di Monteroni, collaboravano con il clan brindisino di Vito di Emidio.

Un filo di Arianna seguendo il quale negli anni si trovano sangue e paura in tutto il Salento. E a Casarano invece troviamo numerosi episodi di minacce e intimidazioni, come la bomba esplosa a casa dell’ex sindaco Remigio Venuti, a seguito della sua pubblica denuncia, in un convegno, alla presenza dell’attuale vice ministra Teresa Bellanova, del crescente radicamento della mafia in città. Stessa sorte subita da un altro ex politico, Gianfranco Morgante (già consigliere comunle), e stesse dinamiche intimidatorie. Un clima di terrore e omertà, instaurato dal boss Potenza di cui, a Casarano e dintorni, molti sceglievano di essere amici o sceglievano di votare i suoi amici.

Fino al suo assassino il 26 ottobre scorso. Dopo un mese, il tentato omicidio di Luigi Spennato, esponente di spicco del clan, ridotto in fin di vita a colpi di kalashnikov e pistola dinanzi alla sua abitazione, vicino al santuario della Madonna della Campana.

E’ a quel punto che le indagini sul clan Montedoro-Potenza hanno preso il volo.

Attraverso intercettazioni e pedinamenti, i Carabinieri del comando provinciale, hanno ricostruito le più recenti dinamiche dell’associazione mafiosa, che a breve avrebbe colpito ancora, per uccidere Ivan Caraccio, reo di non aver rispettato il patto del silenzio, pronto a confessare le dinamiche interne dell’associazione, in cui, l’emergente Potenza aveva avuto la peggio.

In sella, sempre Montedoro, che tirava le fila dal carcere prima, dai domiciliari poi, da Vezzano Ligure (La Spezia).

E’ proprio per scongiurare la sua morte, che i Carabinieri hanno arrestato lo scorso 18 maggio Ivan Caraccio, con la “scusa” di averlo trovato in possesso di 30 grammi di cocaina.

Caraccio, con Antonio Andrea Del Genio e Andrea Cecere, dominava le piazze di spaccio della città e del basso Salento per conto di Montedoro, che aveva decretato la morte di Caraccio con le modalità della “lupara bianca”: Caraccio cioè sarebbe dovuto scomparire, senza lasciare traccia, per non destare nuovo allarme sociale, come invece s’era voluto fare con le esecuzioni esemplari di Potenza e Spennato, lanciando un segnale a chi, all’interno dell’emergente clan Potenza, avrebbe dovuto far ritorno al clan Montedoro.

 

IL NUOVO CLAN MONTEDORO

Dal paesino in provincia di La Spezia dove era ai domiciliari, Montedoro governava le piazze di spaccio attraverso il suo “triumvirato” costituito da Damiano Cosimo AutunnoGiuseppe Corrado e Luca Del Genio. Quest’ultimo, con il cugino, era stato fermato dai Carabinieri dopo il tentato omicidio di Luigi Spennato, l’unico rimasto fedele al boss Potenza.

Su Luca del Genio, all’indomani dell’agguato a Spennato, gli inquirenti hanno eseguito un test specifico per individuare la traccia della polvere da sparo sulle mani, sui vestiti, nell’automobile. Il test ha avuto esito positivo, mentre il cugino Antonio Andrea Del Genio s’è rifiutato di essere sottoposto allo stesso esame.

Il gruppo criminale piazzava la cocaina e l’eroina sulla piazza leccese tramite Maurizio Provenzano, che collaborava anche con alcuni esponenti della mafia albanese, mentre tramite l’insospettabile commerciante Marco Petracca, riciclava il denaro in attività imprenditoriali “lecite”, regolarmente autorizzate dagli uffici comunali.

Era proprio Petracca l’uomo di fiducia che, in esclusiva, gestiva il flusso di cassa di Montedoro.

Una vera e propria organizzazione mafiosa militarmente organizzata nel modo classico, ma molto scaltra e informatizzata: con una cassa comune, armi e dinamiche di comunicazione volte ad eludere le intercettazioni e i pedinamenti.

Tuttavia non ci sono riusciti. La morsa delle forze dell’ordine s’è stretta tagliando le gambe al gruppo criminale.

Che, tuttavia, è stato gestito da una testa, quella di MOntedoro, così scaltra da manovrare tutti i traffici dalla lontana La Spezia. Questo lascia presupporre che il lavoro degli inquirenti, benché complesso nella parte che s’è conclusa con successo, sia solo all’inizio. Perché è tutta da esplorare la zona d’ombra di collusioni e connivenze che hanno infettato la società casaranese.

 

LE DICHIARAZIONI

Teresa Bellanova, vice ministra allo Sviluppo economico: “Indagini ed arresti confermano i timori dei mesi scorsi. La società casaranese sia unita nel contrastare il riemergere della criminalità.

 I fermi eseguiti nella notte scorsa a Casarano confermano i timori e le paure dei mesi scorsi, su un grave rischio allarme criminalità. Un inquinamento dei tessuti sociali e una riorganizzazione dei clan che la cittadinanza intera, e giornalisti coraggiosi, avevano stigmatizzato, paventando pericolose commistioni. Da quello che si apprende con le prime ricostruzioni stampa, le indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia fanno luce su riorganizzazioni di sodalizi criminali, intrecci, e più complessivamente il riemergere di una criminalità brutale.

Nel mentre ringraziamo investigatori e magistrati per l’egregio lavoro svolto, ci auguriamo che quanto accaduto chiami tutti, incluse le Istituzioni territoriali, ad una maggiore consapevolezza e soprattutto spinga i cittadini e le cittadine di Casarano e del Basso Salento a reagire con forza al rischio di una rinnovata pervasività criminale. Le forze sane della società casaranese facciano rete per dire no alla criminalità lavorando per un futuro possibile di nuovo sviluppo sano”.

 

Salvatore Capone, deputato Pd: “Indagine importante per risultato prodotto. Prezioso il lavoro di investigatori e inquirenti. Soltanto qualche mese fa, a proposito di Casarano, avevamo parlato di una situazione che presentava caratteri preoccupanti e di eccezionalità, chiedendo al Prefetto di attenzionarla in modo particolare. Non a caso avevo ritenuto necessario partecipare alle manifestazioni contro il riemergere della criminalità organizzata e l’allarme su tentativi più o meno palesi di condizionamento della gestione della cosa pubblica, oggetto anche di ben due mie interrogazioni al Ministro dell’Interno, nell’ultima delle quali richiamavo esplicitamente il Consiglio monotematico svoltosi a Casarano.

I fermi avvenuti nella notte come primo esito delle indagini dei Carabinieri coordinate dalla DDA confermano i timori espressi, e rappresentano uno stop importantissimo alla criminalità organizzata e ai tentativi di violare settori dell’economia pubblica e dell’economia pulita. Un rischio a cui questa terra ha già pagato e sta pagando un costo altissimo e che è necessario impedire in tutti i modi. Grazie agli inquirenti e ai magistrati per il preziosissimo lavoro a tutela della sicurezza dei cittadini e a salvaguardia del territorio”.

 

 

1 Comment

  1. Casaranese Indignato

    Vivere a Casarano é come vivere sul set di Gomorra ,boss mafiosi con le mani ovunque,imprenditori compiacenti pronti a dar man forte al boss del momento,soldati pronti a sparare e chi più ne ha più ne metta! La cosa allarmante é che sicuramente non é finita qui…credo che la nostra città debba ribellarsi a questo clima di terrore in cui é piombata ,tutti abbiamo il dovere morale di liberare la nostra Casarano da chi vuole tenerla sotto scacco. La classe politica intera che in questi giorni fa propaganda in vista delle elezione dovrebbe,senza distinzione di bandiera,condannare pubblicamente la struttura mafiosa che si é creata nel territorio comunale,respingere qualsiasi tentativo di infiltrazione mafiosa e denunciare chi con la mafia fa affari e compromessi! Lo dobbiamo a tutte le vittime che la mafia ha lasciato sparse nel territorio,lo dobbiamo a gente come Falcone o Borsellino,lo dobbiamo a noi cittadini casaranesi lavoratori onesti e indefessi e soprattutto lo dobbiamo ai nostri FIGLI!

    Reply

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

About The Author

Related posts