Lecce, truffa all’antiracket: incassavano i fondi pubblici destinati alle vittime di racket e usura

Interdetto dai pubblici uffici l’assessore Attilio Monosi. Tra i 4 arrestati, la presidente dell’associazione. 40 indagati, sette misure interdittive, oltre due milioni di euro di fondi pubblici incassati indebitamente e sequestri a 32 persone
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False fatturazioni, finti lavori, finte assunzioni per incassare oltre 2,5 milioni di euro destinati alle vittime di racket e usura.

Così stamattina sono finite in carcere tre persone e una ai domiciliari, mentre per altre sette sono state emanate misure interdittive dai pubblici uffici. Tra queste, l’assessore al Bilancio del Comune di Lecce Attilio Monosi, candidato alle comunali con il partito di Raffaele Fitto Direzione Italia.

Arrestati la presidente dell’associazione antiracket del capoluogo Lecce, Maria Antonietta Gualtieri e Lillino Gorgoni, funzionario del Comune di Lecce.

Misure interdittive per Marco Fasiello, avvocato dell’associazione antiracket. Tra gli arrestati Giuseppe Naccarelli, ex dirigente del settore finanziario di Palazzo Carafa.

Le misure sono state emesse dal Gip Giovanni Gallo; hanno coordinato le indagini i pm Roberta Licci e Massimiliano Carducci. I reati contestati a vario titolo sono di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione, concussione, falso.

 

Le lunghe indagini condotte dal Nucleo di Polizia tributaria su delega della procura (che ha stralciato dall’inchiesta sulle case popolari, voto di scambio e infiltrazioni mafiose nell’assegnazione degli alloggi pubblici) hanno disvelato un’associazione non “antiracket” ma un sodalizio criminoso in quanto l’associazione percepiva indebitamente i finanziamenti destinati a rafforzare le iniziative in materia di contrasto al racket ed all’usura attraverso l’istituzione di tre sportelli nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto aventi il fine di prestare assistenza alle vittime di tali reati con l’ausilio di specifiche figure professionali quali avvocati, commercialisti, esperti del settore bancario.

Molti dei quali coinvolti nella truffa.

A capeggiare l’associazione per l’indebita ricezione di fondi pubblici, la presidente dell’antiracket Maria Antonietta Gualtieri che, avvalendosi dell’apporto di numerosi altri soggetti, per lo più inquadrati all’interno dell’associazione oltre che di pubblici amministratori e privati imprenditori, ha posto in essere raggiri e artifici per il fraudolento accesso a finanziamenti statali ed europei.

LE INDAGINI. La ricostruzione dei fatti, così come viene fuori dalle indagini, ha evidenziato come nel maggio 2012, la presidente Gualtieri avesse stipulato apposita convenzione con I’Ufficio del Commissario Antiracket istituito presso il Ministero dell’lnterno e con le amministrazioni comunali di Lecce, Brindisi e Taranto per I’istituzione di 3 sportelli antiracket presso ciascun capoluogo, con fine di prestare assistenza alle vittime del racket e dell’usura e favorire l’accesso ai finanziamenti previsti dal Fondo di Solidarietà.

Invece, secondo gli inquirenti, tale associazione ed i relativi Sportelli non solo non erano operativi ma di fatto sono stati costituiti con l’unico fine di frodare i finanziamenti pubblici mediante:

– la fittizia rendicontazione di spese per il personale impiegato;

– l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti relative l’acquisizione di beni e servizi;

– la rendicontazione di spese per viaggi e trasferte in realtà mai eseguite;

– la falsa attestazione del raggiungimento degli obiettivi richiesti dal progetto in termini di assistenza ai nuovi utenti e numero di denunce raccolte.

In dettaglio, le risultanze investigative hanno dimostrato come l’associazione, nel perseguire i propri affari illeciti ed accedere ai contributi, avesse stipulato contratti di collaborazione con dipendenti fittizi e compiacenti professionisti, emettendo false buste paga ovvero ricevendo fatturazioni per prestazioni professionali inesistenti.

Le somme indebitamente percepite dai fittizi collaboratori grazie alle false rendicontazioni presentate all’Ufficio del Commissario Antiracket, venivano successivamente restituite in contanti alla stessa presidente dell’Associazione. Un particolare non è sfuggito agli inquirenti: venivano fatte salve le ritenute previdenziali e assistenziali.

Nel perseguire iI disegno delittuoso, l’organizzazione documentava inoltre l’esistenza di spese fittizie per l’acquisizione di beni e servizi quali inesistenti promozione di campagne pubblicitarie ed interventi di manutenzione presso le tre sedi, predisponendo una serie di documenti, anche di natura fiscale, idonei a dimostrare il regolare svolgimento delle procedure di selezione delle aziende fornitrici e l’avvenuto pagamento delle prestazioni.

Anche in questo caso il meccanismo truffaldino prevedeva che i finanziamenti indebitamente percepiti venissero dapprima bonificati in favore delle ditte esecutrici a pagamento delle forniture e successivamente restituiti in contanti per un importo pari alla differenza tra l’importo fatturato ed una quota del 20%, quale “compenso” alla stessa azienda fornitrice, cui veniva aggiunto il rimborso delle spese effettivamente sostenute per la predisposizione della campionatura da trasmettere al Ministero.

Le indagini hanno accertato anche l’illecita percezione di finanziamenti destinati alle opere infrastrutturali ed all’acquisto degli arredi presso le sedi di Lecce e Brindisi denotando dirette responsabilità a carico degli amministratori comunali e dei direttori dei lavori coinvolti nel rilascio delle autorizzazioni e nei pagamenti delle relative opere.

In particolare venivano eseguiti dei lavori di ristrutturazione presso la sede di Lecce, in assenza della preventiva approvazione da parte dell’Ufficio del Commissario Antiracket, che venivano pagati con fondi del Comune anziché con i finanziamenti erogati l’Ufficio del Commissario al termine della indicata procedura di approvazione. Tale liquidazione veniva di fatto eseguita attraverso la creazione di un capitolo di spesa sprovvisto di copertura finanziaria, al fine di agevolare l’imprenditore affidatario dei lavori e consentirgli una celere percezione di tali somme. Tali condotte risultavano riconducibili ai rapporti esistenti tra l’impresa esecutrice dei lavori ed un funzionario pubblico che in cambio riceveva agevolazioni nel pagamento di alcuni lavori eseguiti dalla medesima ditta presso la propria abitazione.

Al fine di sanare la situazione venutasi a creare in seguito ai rilievi mossi dall’Ufficio del Commissario Antiracket sulla irrituale procedura seguita ed ottenere il rimborso delle somme indebitamente anticipate, veniva quindi predisposta documentazione fittizia, in seguito trasmessa all’Ufficio del Commissario nazionale antiracket con l’obiettivo di dimostrare il rispetto delle procedure previste per l’approvazione dei lavori, in realtà già ultimati e liquidati.

Questi artifici traevano in inganno l’Ufficio del Commissario Antiracket che procedeva all’erogazione dei fondi direttamente in favore dell’impresa costruttrice, che in tal maniera si avvantaggiava di un ulteriore pagamento che andava ad aggiungersi a quello già ricevuto dal Comune di Lecce.

Stessi meccanismi messi su per frodare lo Stato e la Ue anche in relazione ai lavori eseguiti presso lo sportello di Brindisi, dove funzionari del Comune, con l’amministratore della ditta incaricata della esecuzione delle opere, certificavano l’ultimazione e la regolare esecuzione dei lavori, in realtà non ancora completati.

E’ emerso infine che la presidente dell’associazione, avuta notizia della convocazione presso gli uffici del Nucleo di Polizia Tributaria di alcuni suoi collaboratori per essere sentiti quali persone informate sui fatti, ha proceduto ad “istruire” i testimoni affinché rendessero dichiarazioni difformi dal vero finalizzate ad occultare le irregolarità poste in essere per l’indebita percezione dei fondi erogati dal Ministero.

TUTTI I NOMI

Arrestati: Maria Antonietta Gualtieri, presidente Antiracket Lecce, Brindisi, Taranto;
Serena Politi, 40enne di Carmiano, collaboratrice di Gualtieri, ai domiciliari; Giuseppe Naccarelli, 48enne di Veglie, impiegato presso l’Ufficio ragioneria di Palazzo Carafa e Pasquale “Lillino” Gorgoni, 62enne di Lecce, dipendente dell’Ufficio patrimonio.

Iscritti nel registro degli indagati anche il figlio della presidente dello sportello, Marco Fasiello, 40 anni di Lecce; Michele Pasero, 50 ani di Lecce; Ilenia Sambati, 43 anni di Lecce; Fabio Varallo, 39 anni di Lecce; Francesco Lala, 38 anni di Leverano; Antonio Naccarelli, 77 anni di Veglie; Marcella Lezzi, 73 anni di Veglie; Maria Teresa Perrone, 63 anni di Carmiano; Stefano Maria Laudisa, 24anni di Cavallino; Ubalda Levante; 44 anni di Carmiano; Chiara Manno, 38 anni di Surbo; Giorgio Bovi, 54 anni di Roma; Giancarlo Saracino, 64 anni di Otranto; Attilio Monosi, 45 anni di Lecce; Lucia Rainò, 52 anni di Lecce; Costantina Sanghez De Luna, 51 anni di Novoli; Maria Marzia Dimastrogiovanni, 40 anni di Leverano; Salvatore Laudisa, 52 anni di Lecce; Maurizio Vetere, 58 anni di Nardò; Paolo Rollo, 60anni di Lecce; Marco Locorotondo, 57 anni di Brindisi; Paolo Damiano Sellani, 45 anni leccese; Caterina Abbondanza, 60 anni di Bari; Pierantonio Cicirillo, leccese, 53 anni; Fabrizio Natale, 41enne leccese; Francesco Cavallo, 36enne di San Cesario di Lecce; Giovanni De Matteis, 48 anni di Gallipoli; Pierfilippo Centonze, 49 anni di Novoli; Marco Centonze, 42enne di Carmiano; Maria Carmela Picciolo, 49 anni di Gallipoli; Letizia Miglio, 67enne di Grosseto; Salvatore Fiorentino, 61 anni  di Lecce,  Cristian Colella, 42 anni di  Brindisi.

 

 

 

 

 

 

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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