LECCE fuori onda: cronaca e critica della “leccesità”

Adolfo Maffei e Gabriele De Giorgi raccontano la “loro” Lecce, tra stralci di vita personale e cronaca cittadina.
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Di Francesca Rizzo

Un “dialogo a quattro mani” arricchito da un’illuminante prefazione di Raffaele De Giorgi, Ordinario di Filosofia del Diritto presso l’Università del Salento, e dunque ottimo conoscitore degli equilibri e soprattutto degli squilibri che il libretto illustra. Il pamphlet LECCE fuori onda (Idea dinamica editrice) di Adolfo Maffei, decano dei giornalisti pugliesi e Gabriele De Giorgi di Lecceprima.it, come hanno spiegato gli stessi autori l’11 aprile scorso presso l’Open space di palazzo Carafa, nasce dalla voglia di cercare un confronto su futuro e sull’anima del capoluogo salentino.

In pieno periodo elettorale – manca poco più di un mese alle elezioni amministrative – l’instant book risponde all’esigenza di ascoltare, più che programmi e promesse, la voce di chi Lecce e i leccesi li ha studiati a lungo, notandone criticità (tante) e punti di forza (potenzialmente altrettanti, puntualmente sottovalutati o mal gestiti). Attenzione: i leccesi, non solo i politici leccesi, perché, come scrive Maffei citando De Giorgi, “la società è il risultato di se stessa”.

Il testo declina infatti ciò che potremmo definire la “leccesità”, l’essere leccesi, come atteggiamento nell’approcciarsi a svariate situazioni, dalle questioni ambientali al turismo, dal mondo imprenditoriale a quello universitario, dalla con(v/n)ivenza con la criminalità alla sfera dell’informazione, portando a galla le responsabilità delle diverse categorie e delle diverse generazioni, nessuno escluso. Ed ecco emergere un’importante lezione da parte di chi, senza avere la presunzione di salire in cattedra, porta il lettore a trarre le proprie conclusioni, che siano o meno in linea con quelle degli Autori, che, tra l’altro, hanno mostrato in più occasioni di essere in disaccordo tra loro: “L’accusa che vorrei prevenire – ha precisato Gabriele De Giorgi durante la presentazione del libro – è di essere interpretati come esaustivi e possessori di verità. Non vogliamo dare delle risposte, ma vogliamo sollecitare una riflessione critica su alcuni temi che in questa città vengono spesso e volentieri tenuti sotto il tappeto”. Ciò che manca in città, dunque, non è il Verbo, ma la discussione.

Non è un caso se all’informazione è dedicato un capitolo intero, l’ultimo, dal titolo eloquente, “Giornali e giornalisti. Critica e autocritica”: perché, come ha affermato Maffei, “l’informazione è sempre responsabile. Lo è molto di più quando tace e non quando racconta. Dove non c’è un’informazione sana quella democrazia è malata”. In questo capitolo sembra emergere in maniera più netta rispetto alle altre sezioni la distanza generazionale tra Maffei e De Giorgi riflesso dei profondi mutamenti intervenuti in pochi anni nel giornalismo, soprattutto in quello locale, varietà da sempre peculiare rispetto a quello nazionale.

La tentazione forte, dopo aver letto LECCE fuori onda, è quella di impostare un commento quasi letterale del libro, non per togliere agli altri il gusto di leggerlo a loro volta, ma semplicemente perché i tanti stimoli contenuti in un centinaio di pagine meritano davvero di essere raccolti ed approfonditi.

Soffermandosi su pagine storiche per Lecce e la sua provincia, come il crollo del settore calzaturiero imputato ad una incapacità strutturale di fare rete, gli Autori trasmettono un monito per il futuro, che non può non essere colto dai giovani, molti dei quali comprendono appieno quel misto di amore e odio per il territorio, sempre presente in nuce in LECCE fuori onda.

Ciò che è del tutto carente nel testo è l’autocommiserazione; alla vigilia dell’appuntamento elettorale, De Giorgi spinge sulla necessità, da parte della sua generazione, di una presa di coscienza innanzitutto politica che porti al cambiamento, sfruttando

l’opportunità di (…) contribuire a una esigenza di rinnovamento molto avvertita in questa città asfittica, dove molti giovani crescono già vecchi, perché sono abituati a schemi mentali che mortificano le competenze, il merito, le ambizioni in nome di una gerarchia che devi rispettare per andare avanti e che ti lascia soltanto la speranza che prima o poi arrivi il tuo momento dopo una lunga militanza da obbediente e fedele gregario.

Chissà che questo dialogo non sia solo il punto di partenza per una serie di riflessioni più approfondite su Lecce e sul territorio: è ciò che ha prefigurato anche Adolfo Maffei, nel corso della presentazione, ipotizzando nuove “puntate” per dialogare con un nuovo compagno di viaggio al posto di De Giorgi, qualcuno che conosca bene “quella parte di Lecce che come la Luna non mostra mai la sua faccia”. Nell’attesa che questo nuovo progetto editoriale si realizzi, gli Autori danno appuntamento a martedì 2 maggio, alle ore 19.00, presso la Città del gusto di Lecce: un’ulteriore occasione per esprimere a voce le proprie note a margine.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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