I tentacoli del clan Potenza sul Comune di Casarano e sul Basso Salento

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di Marilù Mastrogiovanni (14 marzo 2017) //INCHIESTA. Una serie di intercettazioni mettono in luce la tela invisibile eppure d’acciaio tessuta dal boss della scu con la complicità di alcuni imprenditori e politici. Una tela che ha intrappolato e intrappola ancora Casarano e il basso Salento: l’amicizia col consigliere comunale Gigi Loris Stefàno, la convergenza di interessi tra Igeco e il boss Potenza, gli incontri del consigliere comunale con il dirigente Igeco, presso l’azienda della moglie del boss.

INDICE:

C’è stato un “effettivo rischio di inquinamento mafioso del tessuto economico” di tutto il “comprensorio territoriale” del basso Salento, e non solo di Casarano. E questo rischio di inquinamento mafioso è avvenuto a causa della presenza nel consiglio comunale del consigliere di maggioranza Gigi Loris Stefàno, definito “contiguo” al clan di Casarano Montedoro-Potenza.

Lo scrivono gli inquirenti in un’informativa inviata in Procura, chiedendo di estendere le intercettazioni telefoniche già eseguite sulle utenze del consigliere comunale di Casarano Gigi Loris Stefàno, ad ulteriori intercettazioni ambientali.

Tanto emerge dagli atti di un fascicolo aperto nel 2011, conclusosi nel 2014 con gli arresti di alcuni esponenti della sacra corona unita.

In quel fascicolo gli inquirenti scrivono di aver rilevato la “contiguità” di alcuni esponenti dell’amministrazione comunale di Casarano con il “duo Montedoro-Potenza”.

Secondo i documenti in nostro possesso le intercettazioni sono state effettuate nel 2012 e nel 2013 e hanno indagato sulle attività criminali del clan di Augustino Potenza, il boss ucciso con 18 colpi di kalashnikov il 26 ottobre scorso, nel parcheggio del più frequentato centro commerciale della città.

“Le intercettazioni telefoniche – è scritto nel fascicolo – consentivano di paventare che Gigi Loris Stefàno, interagisse nell’interesse del duo Montedoro-Potenza, sfruttando la propria funzione consigliare monitorando e/o intermediando gli interessi del gruppo, attraverso la propria funzione amministrativa, non escludendo la possibilità circa un diretto intervento politico nell’espletamento dell’iter amministrativo necessario ad ottenere autorizzazioni, indispensabili alla realizzazione di attività destinate a fungere da strumento per il riciclaggio dei proventi delittuosi”.

Luigi Loris Stefàno detto Gigi (altresì detto “Maulone”) è consigliere eletto nella lista personale del sindaco (la lista civica “Gianni Stefàno sindaco”), arrivato terzo nella competizione elettorale con 193 voti, dopo gli assessori Ottavio De Nuzzo e Matilde Macchitella, cui sono subentrati in Consiglio comunale Gianni De Micheli e Rosi Scarangella. Tutte persone della cui specchiata integrità morale evidentemente garantisce direttamente il sindaco.

 

 

IL DUO MONTEDORO-POTENZA E QUEI 15 KG DI COCA DA SPARTIRE

All’epoca dei fatti descritti dagli inquirenti nelle pagine relative al consigliere comunale Gigi Loris Stefàno, il “duo” mafioso Montedoro-Potenza agiva ancora in sinergia: gli interessi divergenti subentreranno successivamente e saranno poi quelli a decretare l’esecuzione de “l’Italiano” (alias Potenza).

Secondo fonti giornalistiche infatti il detonatore che armerà la mano dei sicari sarà l’appetito scatenato dai proventi che sarebbero derivati dalle piazze di spaccio, soprattutto i lidi, di un quantitativo importante di cocaina pura in mano a Potenza, almeno 15 kilogrammi provenienti dalla camorra e non più dalla ‘ndrangheta, come avveniva storicamente in passato.

Un mercato nuovo aperto dal rampante Augustino Potenza, in contrasto con il vecchio sodale Tommaso Montedoro, già luogotenente di Vito Di Emidio boss brindisino ora collaboratore di giustizia (nella foto). Montedoro dopo un iter processuale tortuoso, è stato condannato in appello (presidente Antonio Del Coco, relatore Carlo Errico) il 13 dicembre scorso (un mese e mezzo dopo l’assassinio di Potenza) a 30 anni di reclusione per l’assassinio a colpi di kalashnikov di Rosario De Salve, ucciso l’11 marzo 1998. Sullo sfondo, faide interne ai clan, lotta per il potere mafioso e per il controllo dei traffici illeciti nel basso Salento.

Montedoro e Potenza, scarcerati nel 2012 per decorrenza dei termini di custodia cautelare, sono stati sempre “attenzionati” da più gruppi investigativi. E’ infatti nel luglio del 2012, con la loro scarcerazione, che le indagini sul loro gruppo criminale prendono il volo, proprio grazie alle intercettazioni.

Quell’indagine, denominata “Tam tam” in cui è contenuta anche l’analisi della contiguità di Gigi Loris Stefàno con il duo Montedoro-Potenza, si concluderà con successo, insieme ad altre indagini, come quella denominata “Network” che, con l’operazione “Tam tam”, ha provato quanto profondo sia il radicamento della sacra corona nel Salento e quanto alto sia il livello di consenso sociale nei confronti della mafia: un esempio su tutti, a riprova del radicamento e del consenso sociale che circonda i mafiosi è il fatto che fossero gli stessi imprenditori a sollecitare l’intervento dei clan per il servizio di guardianìa nei loro lidi e per il recupero crediti. Quelle indagini hanno anche provato la vastità e l’eterogeneità del business mafioso nel settore turistico, tra estorsioni ai lidi, gestione dei servizi di guardianìa e spaccio di cocaina.

Tutti interessi convergenti del duo Montedoro-Potenza che, come abbiamo dimostrato anche con ampia documentazione fotografica, presidiava i lidi con il suo brand “Italiano Tenace”, indossato orgogliosamente da ragazze immagine e muscolosi addetti alla security.

 

 


LE INTERCETTAZIONI: CONTINUE FREQUENTAZIONI E L’ASSONANZA COL BOSS

Nelle telefonate intercettate, il consigliere comunale Gigi Loris Stefàno viene contattato da alcuni semplici cittadini perché interceda presso il boss Potenza e procuri loro un appuntamento.

Gigi Loris Stefàno aveva con il boss una “continua frequentazione”, scrivono gli inquirenti, che aggiungono: “Nella collettività locale, Stefàno Loris Luigi appare assonante con Potenza Augustino”.

Significativo per dimostrare l’assonanza con il duo Montedoro-Potenza è un episodio che viene riportato dagli inquirenti con la relativa intercettazione.

Il consigliere era a passeggio per il paese con il boss. Viene visto da un cittadino (citato con nome e cognome dagli inquirenti, di cui riportiamo solo le iniziali, T.C.).

T.C. li vede e chiama immediatamente al cellulare il consigliere comunale per chiedergli di poter incontrare Potenza:

T.C.“Ah…ma eri con Augustino…o sbaglio? Sei passato sul…prima…dieci minuti fa? Ah… ho capito…No…ho detto…fammi chiamare Gigi se può girarlo da qua…due secondi. Va bene dai”.

“Se può girarlo”, intendendo che Gigi Stefàno dovesse accompagnare Potenza per farlo incontrare con T.C.

 

 

GLI APPUNTAMENTI PRESSO IL DISTRIBUTORE ERG

Sono ritenute significative e riportate nell’informativa anche le conversazioni tra un dirigente della Igeco Spa, la società che gestisce la raccolta di rifiuti a Casarano e in molti comuni del Salento e della Regione Puglia, e il consigliere Gigi Stefàno.

Gli incontri sono ritenuti significativi in quanto avvenivano abitudinariamente presso il distributore formalmente gestito da Elisa De Santi, moglie di Potenza. Un luogo percepito come sicuro e protetto. Un luogo di famiglia.

E’ appena il caso di ricordare che la scelta dei luoghi, nelle narrazioni mafiose, non è mai da sottovalutare: se due persone stringono un accordo in un luogo di proprietà o di riferimento di un boss, è come se chiamassero il boss stesso come garante dell’accordo siglato. In generale, nelle convenzioni mafiose, l’accordo stretto in un luogo di riferimento di un boss è garantito dall’egida stessa del boss.

Il dirigente della Igeco (citato con nome e cognome) aveva contattato più volte il consigliere comunale per convincerlo a non approvare il progetto per la realizzazione di un impianto di compostaggio nella zona industriale di Casarano. Il progetto aveva già

avuto tutti i pareri tecnici favorevoli dal Comune di Casarano (giunta Gianni Stefàno) e dalla Provincia di Lecce (assessore all’ambiente sempre Gianni Stefàno), che aveva ritenuto di non sottoporre al Via (Valutazione impatto ambientale) l’impianto. Il Tacco aveva denunciato i fatti, in più riprese, sentendo anche il sindaco, nella doppia veste di primo cittadino e assessore provinciale. (LEGGI QUI E QUI)

Nelle intercettazioni il dirigente della Igeco metteva in guardia il consigliere comunale Stefàno perché il progetto era stato presentato da Ge.co. ambiente, società riconducibile a Gianluigi Rosafio.

 

 

LE VICENDE GIUDIZIARIE DI GIANLUIGI ROSAFIO

Spendiamo a questo punto qualche riga per ricapitolare il contesto in cui avvengono queste conversazioni: chi era Gianluigi Rosafio, le sue vicende giudiziarie, l’impatto delle sue attività sull’economia e l’ambiente.

Al tempo delle intercettazioni di cui vi stiamo raccontando Gianluigi Rosafio, genero del boss della scu Pippi Calamita, era già stato condannato in secondo grado per lo smaltimento illegale dei fusti di pcb nella vecchia discarica comunale di Burgesi a Ugento, nelle campagne intorno alla discarica e in numerose altre zone del basso Salento.

In quel periodo pesava sulla testa di Rosafio anche la condanna in secondo grado per “modalità mafiose”, in un altro procedimento penale sullo smaltimento illegale di fanghi industriali, accusa da cui poi il processo di revisione a Lecce lo assolverà, dichiarando prescritto il reato di smaltimento illegale di rifiuti speciali per cui era stato già condannato in primo grado.

Inoltre le sue società avevano ricevuto l’interdittiva antimafia e questo gli aveva comportato la revoca dell’assegnazione provvisoria del bando per la raccolta rifiuti a Casarano, bando vinto appunto da una delle società a lui riconducibili (intestate a prestanome) la Co.gea.

Il bando era stato poi assegnato al secondo classificato, Igeco, che da allora gestisce il servizio in proroga. Una proroga vietata dalla legge ma grazie alla quale Igeco ha potuto continuare a guadagnare, dando lavoro anche a personaggi come Luigi Spennato, un esponente di peso del clan Montedoro-Potenza, ridotto in fin di vita da una serie di colpi di arma da fuoco, all’indomani dell’assassinio di Augustino Potenza.

 

 

LA CONVERGENZA DI INTERESSI IGECO – POTENZA E L’INFLUENZA SULL’AMMINIsTRAZIONE COMUNALE TRAMITE IL CONSIGLIERE COMUNALE

Dalla conversazione tra il consigliere comunale Gigi Stefàno e il dirigente di Igeco emerge da un lato una convergenza di interessi di Potenza e Igeco contro l’impianto di compostaggio di Rosafio, dall’altro una sorta di allineamento dell’operato di Gigi Stefàno alle indicazioni dettate dalla dirigenza Igeco. Indicazioni che lo stesso consigliere comunale chiedeva gli venissero date.

 

Consigliere G.S.: Va bene, dai,…dove stai? Chiamami quando sei a Casarano e ci prendiamo un caffè…mi dai qualche indicazione…che io qua…

Dirigente Igeco: Va bene

Stefàno: …mi state facendo ammazzare di lavoro in tutti gli angoli…

 

L’allineamento tra le “indicazioni” su che cosa fare dettate da Igeco e quelle che arrivavano da Potenza si evince da un’altra intercettazione proprio tra Augustino Potenza e Gigi Stefàno, in cui si fa riferimento a il Tacco d’Italia.

Il Tacco in quel periodo stava pubblicando a puntate un’inchiesta proprio sul progetto per la realizzazione di un impianto di compostaggio nella zona industriale di Casarano, presentato dalla Ge.co ambiente, società riconducibile a Gianluigi Rosafio, che, come detto, all’epoca era già stato condannato in secondo grado per modalità mafiose e per lo smaltimento illegale di fanghi industriali.

Consigliere G.S.: Ahi Augustì

Potenza: Ohu, senti qua..e..Dimmi. Ho letto il Tacco d’Italia, no…e c’è un articolo dell’azienda che dalla provincia è passata.

Gigi Stefàno: Si…e..va bè..ma non è quello il …poi ti dico dai!

Potenza: Mhm…però io ho letto l’articolo, ti dico. L’ho appena letto…adesso adesso! Al Tacco d’Italia.

Gigi Stefàno: No, eh! Va bè ma non è…non è quella, hai capito, l’autorizzazione. Poi ci sentiamo comunque, dai…

Potenza: Va bene…

Gigi Stefàno: …poi ti faccio sapere io ti faccio sapere. Va bene?!

Potenza: Va bene, va bene

G.S. Ciao

Potenza: Ciao

 

L’articolo del Tacco che non era piaciuto a Potenza era questo, uscito proprio il giorno dell’intercettazione, l’11 dicembre 2012, dal titolo “Geco ambiente. Ok dalla Provincia all’azienda in odor di Scu”, in cui davamo notizia dell’ok da parte della Provincia di Lecce al progetto di compostaggio di Gianluigi Rosafio.

 

 

IMPIANTO DI COMPOSTAGGIO: IL PARERE TECNICO E QUELLO POLITICO

Ma perché quando Potenza chiede spiegazioni sull’approvazione dell’impianto di compostaggio da parte del Comune e della provincia, il consigliere Gigi Stefàno lo rassicura dicendo: “Non è quella l’autorizzazione”?

Il senso si capisce da un’altra conversazione, questa volta con il dirigente Igeco, anch’egli indispettito dall’approvazione del progetto. Gigi Stefàno lo rassicura dicendo che quella approvata è solo l’autorizzazione “tecnica” non quella “politica”. Che infatti non arriverà mai. Dice Stefàno al dirigente Igeco che gli chiede conto: “No, perché, praticamente, lì, il parere tecnico….hanno fatto andare senza che…interpellare nessuno sul Comune, capito? Il parere tecnico solamente”. “Si…il…il parere politico” dice il dirigente Igeco.

Il problema è che non c’è alcun parere “politico” da dare nell’iter di un’approvazione di un impianto industriale: il parere è solo dei tecnici (e guai se non fosse così) e la “politica” non ha (o non dovrebbe avere)  il potere di influenzare un’AIA né una VIA.

Il consigliere Stefàno dice al dirigente Igeco: “Sei già lì? (intendendo al distributore ERG). prendo una carta dal Comune e arrivo”.

 

 

C’E’ DA MANGIARE PER TUTTI

Il dirigente Igeco poi mette in guardia il consigliere comunale da un tentativo di corruzione da parte di Gianluigi Rosafio verso gli uffici comunali.

Il dirigente Igeco, si legge nell’informativa, “esternava all’interlocutore il proprio disappunto circa la possibile realizzazione dell’opera affermando che alla base del parere decisivo del Comune di Casarano verso l’impianto di compostaggio di Rosafio, potesse esserci un ampio coinvolgimento corruttivo all’interno della struttura amministrativa”.

Chiede dunque di incontrare il consigliere Gigi Stefàno presso il distributore Erg della moglie di Potenza. Gli incontri presso il distributore Erg della moglie di Potenza sono frequenti. Il dirigente Igeco manifesta una indubbia familiarità con la moglie del boss, chiamandola per nome e dicendo al consigliere comunale: “Ci vediamo da Elisa, alla Erg”.

Il dirigente Igeco ricorda a Stefàno: “Vedi che io ho chiesto di te e ti ho mandato pure i saluti, sai”? E il consigliere si lamenta: “Ah….mi sono giunti, ma in ritardo, però”.

La conversazione cade così: non è ben chiaro che tipo di “saluti” siano stati recapitati dal dirigente Igeco, e perché Stefàno si lamenti che siano arrivati in ritardo. In alcuni passaggi della conversazione i due uomini sono molto cauti.

Cautele che cadono invece quando si parla di Rosafio: secondo il dirigente Igeco, Rosafio si sarebbe recato presso gli uffici comunali affermando che “qua c’è da mangiare per tutti”, ipotizzando dunque, come scrivono gli inquirenti, un ampio sistema di corruzione messo in atto da Rosafio per vedersi approvato il progetto di compostaggio. Quello che Potenza non voleva e che (ma è solo un caso) sarà bloccato dal Comune, dopo aver dato un primo parere positivo (quello “solo tecnico”), e dopo un accorato intervento di Gigi Stefàno in Consiglio comunale, quando si scagliò contro l’impianto: ancora una volta allineandosi (ma è solo un caso), a quanto dettato da Potenza e dal dirigente Igeco.

Gianluigi Rosafio, invece, ritiene di essere stato una vittima e ha presentato negli ultimi mesi una serie di denunce, che si vanno ad aggiungere a quelle sullo smaltimento dei 600 fusti di pcb all’interno della discarica di Burgesi e a quelle che già sono state incartate nel fascicolo che lo vede testimone della Procura e principale accusatore di Silvano Macculi, rinviato a giudizio per un tentativo di concussione proprio nei confronti di Rosafio (LEGGI QUI).

Nel caso dell’impianto di compostaggio di Casarano invece, Rosafio denuncia (la denuncia è all’attenzione del magistrato del Dda Alessio Coccioli) una situazione opposta a quella riferita a Stefàno dal dirigente Igeco: Rosafio denuncia infatti l’ostruzionismo degli uffici amministrativi del comune di Casarano, di alcuni esponenti politici ai massimi vertici dell’amministrazione provinciale e regionale e di un assessore di Casarano. Questi politici avrebbero bloccato l’ingranaggio autorizzativo. Ingranaggio che si sarebbe magicamente sbloccato se avesse oleato un po’. Cosa che Rosafio si sarebbe rifiutato di fare. Per la verità denuncia anche di aver assistito ad una agitata conversazione tra alcuni dirigenti e funzionari del Comune di Casarano, che si sarebbero opposti alle indicazioni di alcuni esponenti dell’amministrazione comunale, che avrebbero chiesto ai dipendenti pubblici di modificare i pareri tecnici già espressi a favore di Rosafio. I dirigenti obiettavano, stando a quanto scrive Rosafio nella denuncia, l’inconsistenza di motivazioni tecniche alla bocciatura dell’impianto di compostaggio. Sappiamo poi come è andata. Dopo essere stato approvato e aver avuto tutti i pareri “tecnici” positivi, l’impianto è stato comunque bocciato.

 

 

QUANTO ERA ADDENTRO AUGUSTINO POTENZA ALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE?

Secondo gli inquirenti, molto.

Scrivono infatti: “Le intercettazioni telefoniche consentivano di paventare che Gigi Loris Stefàno, interagisse nell’interesse del duo Montedoro-Potenza, sfruttando la propria funzione consigliare monitorando e/o intermediando gli interessi del gruppo, attraverso la propria funzione amministrativa, non escludendo la possibilità circa un diretto intervento politico nell’espletamento dell’iter amministrativo necessario ad ottenere autorizzazioni, indispensabili alla realizzazione di attività destinate a fungere da strumento per il riciclaggio dei proventi delittuosi”.

Autorizzazioni, per attività produttive e commerciali, che Augustino Potenza e i suoi sodali e prestanome non hanno avuto difficoltà ad ottenere dagli uffici comunali, come abbiamo dimostrato ampiamente nell’inchiesta: “Augustino Potenza, l’Italiano che inventò il marketing della mafia”. Qui abbiamo riferito non solo delle costellazioni di aziende riconducibili al boss, ma anche del fatto che il boss condividesse l’ingresso del suo pied à terre con quello del bene confiscatogli e ora di proprietà del Comune, che il Comune aveva lasciato in stato di totale abbandono. Stessa sorte toccata al bar in piazzetta Petracca e all’uliveto, capitozzato da ignoti subito dopo l’assegnazione al Comune. Perché rimanesse a eterno monito del fatto che ciò che è del boss non si tocca.

 

Un giro d’interessi e un fiume di denaro, quello di Potenza, ancora in piedi, sebbene sotterraneo, e che sulla città di Casarano e sul basso Salento non ha certamente reciso alcun tentacolo.

Nonostante il capo sia stato mozzato.

Nonostante con largo anticipo gli inquirenti abbiano messo in guardia dal pericolo di infiltrazioni mafiose nel Comune e nell’intero tessuto economico del basso Salento.

 

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