Teatro Apollo: rimettiamoci all’opera!

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Cronaca e critica dell’inaugurazione dello storico contenitore culturale chiuso da 30 anni. Il gala lirico-sinfonico dal programma nazionalpopolare è una bella premessa. La regia? Solo un andirivieni. Ora inizia la vera sfida

 

di Fernando Greco

(foto Samuele Vincenti)

 

 

Per chiunque a Lecce abbia mal tollerato la scomparsa della Stagione Lirica e della Stagione Sinfonica, la serata inaugurale del teatro Apollo ha avuto il sapore della speranza, un sogno corroborato da dettagli che lasciavano trapelare un bagliore di luce dal fondo della recente disfatta.

La presenza di Katia Ricciarelli, chiamata alla direzione artistica dell’evento dopo aver firmato l’ultimo periodo aureo della lirica leccese, evoca ricordi epocali.

Il grande tenore Juan Diego Florez che nel 2003 scelse Lecce per il debutto italiano de “La fille du régiment”, la compianta Daniela Dessì che nel 2002 cantò la sua memorabile Tosca … sono solo alcuni diamanti incastonati nella settennale sovrintendenza Ricciarelli, mentre si spera che proprio all’Apollo possa rinascere una stagione lirica di tradizione. Questi sembrano gli auspici del sindaco Paolo Perrone che, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini, promette una “casa” per l’Orchestra di Lecce e del Salento, compagine sorta sulle ceneri della defunta ICO Tito Schipa, una promessa impegnativa che per divenire realtà avrà bisogno di un’oculata gestione del denaro pubblico in collaborazione con l’amministrazione regionale. Se così non succederà, questa inaugurazione non avrà avuto alcun senso se non gettar fumo negli occhi.

 

Sul finire del suo mandato il sindaco Paolo Perrone promette una nuova “casa” per la neonata Orchestra di Lecce e del Salento, già ICO Tito Schipa. Servirà una gestione oculata del denaro pubblico altrimenti tutto questo sarà stato solo fumo negli occhi

 

Nello specifico della serata inaugurale, si è trattato di un gala lirico – sinfonico dal programma nazionalpopolare, adeguato alla circostanza celebrativa. Un’orchestra in stato di grazia è stata valorizzata dalla bacchetta di Gianluigi Gelmetti, nome di risonanza internazionale che ha brillato a partire dai due Inni ufficiali, quello italiano e quello europeo, che hanno aperto il concerto. Accanto all’orchestra l’inappuntabile Coro Lirico di Lecce diretto da Emanuela Di Pietro è stato l’altro protagonista dell’evento.

 

Dopo l’esteriore impeto patriottico dell’Inno di Novaro – Mameli, l’afflato universale dell’Inno alla gioia di Beethoven ha innescato un crescendo di commozione fino alla celebre ouverture del “Guglielmo Tell” di Rossini, mentre una cesura di intimo dolore ha caratterizzato i due brani successivi, l’ “Ave Verum Corpus” di Mozart e il preludio III de “La Traviata” di Verdi, eseguiti quasi senza soluzione di continuità. Ed ecco “La Traviata”, l’opera italiana più popolare in assoluto, comparire in una selezione di arie eseguite dal soprano Cinzia Forte e dal tenore Marco Ciaponi. Oggi forse meno a suo agio nelle agilità di Violetta rispetto a qualche anno fa, nondimeno la famosa soprano napoletana ha offerto a Lecce un’interpretazione intensa e di grande carica emotiva, al fianco del giovane tenore Marco Ciaponi, ventottenne, gradevolmente migliorato rispetto a qualche problema di intonazione presente nella sua perfomance in quel di Busseto, dove nel 2015 vinse il prestigioso concorso “Voci Verdiane”.

Dal canto alla recitazione, è stata poi la volta di Giancarlo Giannini che, nonostante la non ottimale amplificazione, ha offerto al pubblico un prezioso cameo costituito da un brano tratto dal “Riccardo II” di Shakespeare e un’anonima deliziosa poesia intitolata “Che piccola cosa”:

 

“Che piccola cosa, una vita!

La mia, come tutte, è una goccia.

Voglio si perda in un mare d’amore,

perché è l’unica via, altrimenti

è una goccia sprecata: troppo piccola

per essere felice da sola, ma troppo grande

per accontentarsi del nulla”

 

Dopo l’intermezzo della “Cavalleria Rusticana” di Mascagni e la sinfonia del “Nabucco” verdiano, conclusione di prammatica con il “Va’ pensiero”, vero cavallo di battaglia del nostro Coro. Applauditissimo bis di tradizione con il Brindisi de “La Traviata” che ha coinvolto solisti, coro e orchestra.

 

A proposito del previsto coinvolgimento del maestro Pier Luigi Pizzi, il nome dell’illustre regista è stato fatto in conferenza stampa insieme con quello di Massimo Gasparon quali regista e coordinatore dell’evento; durante la sera dello spettacolo, nel programma di sala Pizzi risultava coordinatore dell’evento insieme con Gasparon.

In realtà un siffatto gala in forma di concerto non aveva forme particolari di regia se non l’andirivieni dei solisti dal proscenio, troppo poco per coinvolgere nomi così importanti, a meno che non siano intervenuti a titolo gratuito.

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