Centro antiviolenza Renata Fonte. L’ingombrante presenza

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//DOSSIER: Il bilancio di un’eccellenza premiata con lo sfratto coatto. Dopo 12 anni è in cerca di una sede. La storia di una violenza tra le violenze

 

 

LECCE. Nel 2016 il Centro antiviolenza Renata Fonte di Lecce, ha ricevuto maggiori richieste d’aiuto da parte delle donne: 251 nell’ultimo anno contro le 231 del 2015.

Questo è il dato che può essere interpretato in maniera ambivalente: aumentano le denunce perché aumentano i casi di violenza o aumentano le denunce perché le donne sono più sicure e libere di denunciare?

Maria Luisa Toto fondatrice 18 anni fa del Centro antiviolenza Renata Fonte parla di “paradosso nordico”: significa che più le donne si sentono sicure e libere di denunciare più questo provoca una reazione negli uomini, che si sentono minacciati nel proprio potere e nella propria identità, rispondendo con l’arma che più conoscono, la violenza.

Ma il fenomeno è molto più vasto e soprattutto sommerso. Nel 2014 in Puglia i 21 centri antiviolenza attivi hanno ricevuto 1500 richieste d’aiuto da parte di donne che chiedono ascolto, supporto, consulenza, aiuto perché i loro figli non siano vittime due volte, col rischio che vengano strappati alla madre, vittima a sua volta.

Dalle esperienze delle donne che si sono rivolte al Centro derivano diverse considerazioni: il fenomeno della violenza è trasversale allo status sociale, al livello di istruzione e al reddito. Le modalità con cui si manifesta la violenza sono sempre più crudeli verso le donne che tuttavia hanno maggiore consapevolezza della possibilità di denunciare.

 

Maria Luisa Toto

// Toto: “Riconoscere l’origine patriarcale della violenza di genere”

“Gli unici luoghi dove è possibile creare e studiare percorsi di libertà con e per le donne sopravvissute alla violenza maschile sono i Centri antiviolenza – dice Maria Luisa Toto. Luoghi dove si riconosce che alla base della violenza c’è lo squilibrio di potere tra i sessi. I Centri antiviolenza devono essere gestiti da associazioni di donne che riconoscono l’origine patriarcale della violenza. Bisogna mettere in atto un cambiamento culturale che educhi al rispetto, in particolare al rispetto tra i generi e rifondare la cultura del rispetto dei diritti umani. Il Centro Antiviolenza “Renata Fonte” di Lecce –  gestito dall’Associazione Donne Insieme onlus –  promuove, oltre al sostegno e assistenza a donne investite dalla violenza maschile, incontri di sensibilizzazione sul territorio e nelle scuole, con l’obiettivo di promuovere la cultura del rispetto e della legalità nelle giovani generazioni”.

 

// Una presenza ingombrante. Lo sfratto

Eppure, nonostante l’attività del Centro vada avanti con risultati misurabili da 18 anni, l’associazione ha avuto da sempre una storia travagliata.

Il finanziamenti del Comune di Lecce al minimo e sempre in ritardo: prima 5.000 euro l’anno, passati a diecimila negli ultimi due; un’attività erogata con livelli di alta professionalità basata però sul buon cuore e sul volontariato delle esperte.

L’ultimo episodio: lo sgombero coatto della sede che da 12 anni, dal 2004 il centro collocata  presso il conservatorio Sant’anna a Lecce, grazie ad una convenzione stipulata con l’allora sindaca Adriana Poli. Il bene, di proprietà pubblica, è riconosciuto dal Ministero come luogo accreditato in cui si erogano i servizi del Centro antiviolenza e del pronto intervento telefonico 1522, eppure s’è visto notificare ed eseguire lo sfratto coatto. La presidente Toto ha riassunto i fatti in una lettera aperta al sindaco, fermo nella sua posizione.

Parliamo di due stanze con servizi. Sfrattata una, le volontarie continuano ad assistere le donne vittime di violenza tra le anguste mura della sede dimezzata.

Nel frattempo il Centro ha chiesto al Ministero delle Pari opportunità una sede dignitosa, sia per le donne sia per le volontarie.

 

// Il progetto “La fonte dell’antiviolenza”

Partirà l’11 gennaio prossimo il progetto “La fonte dell’antiviolenza” di cui il Centro Renata Fonte è soggetto attuatore.

Servirà per formare tutti gli operatori che s’interfacciano con le donne vittime di violenza. Un modulo sul linguaggio di genere è a cura dell’associazione nazionale Giulia giornaliste.

Mancando la sede, la Asl di Lecce ha messo a disposizione alcuni locali in via Matera a Lecce, presso i locali dell’Ambito sociale territoriale.

// Tutti i dati

Donne che si sono rivolte al Centro nel 2016? 251

Colloqui telefonici utenti 273:  sono state raccolte le richieste di aiuto, garantendo sulla riservatezza e il rispetto della privacy e sono state fornite le prime informazioni utili.

Colloqui personali utenti 251: le operatrici del Centro Antiviolenza “Renata Fonte” hanno ascoltato ed accolto  le esperienze ed il vissuto delle donne vittime di violenza, sostenendole nella elaborazione di un proprio personale progetto per affrontare la situazione di disagio, aiutandole ad individuare le risorse necessarie, i tempi, i modi atti a superare la condizione problematica di violenza. Durante i colloqui le operatrici hanno applicato lo screening di rilevazione  del rischio di recidiva (metodo SARA – Spousal Assault Risk Assessment) adottato a livello internazionale per individuare il rischio per la violenza nelle relazioni di intimità.

Consulenza e sostegno legale utenti 170: l’obiettivo è stato quello di consentire alle donne vittime di violenza, di conoscere i propri diritti e le eventuali responsabilità,  supportandole ed offrendo loro cura e sostegno per tutto l’iter legale.

Consulenza e sostegno psicologico utenti 230: attraverso colloqui con professioniste del Centro Antiviolenza “Renata Fonte” e con l’offerta di strumenti di aiuto, sono state sostenute le donne vittime di violenza, e in alcuni casi la rete familiare di appartenenza,  nella elaborazione della situazione di disagio e nella costruzione di un progressivo percorso di fuoriuscita dalla violenza.

Accompagnamento presso le strutture ospedaliere utenti 28: è stato offerto sostegno per i casi  in cui è stato necessario il ricorso a cure mediche e/o sanitarie.

Accompagnamento presso il Tribunale e le Forze dell’Ordine utenti 132: è stato offerto sostegno nei percorsi di denuncia e nei procedimenti legali (penale, civile e minorile).

Testimonianze in Tribunale e presso gli uffici delle Forze dell’Ordine:  61

 

// Servizi Attivati dal Centro:

  • Servizio di accoglienza telefonica
  • Servizio di accoglienza al Centro
  • Servizio di consulenza legale
  • Servizio di consulenza psicologica
  • Servizio di sostegno (gruppi di auto aiuto)
  • Servizio di sostegno (accompagnamento struttura d’emergenza, pronto soccorso, forze dell’ordine)
  • Servizio di sostegno nei procedimenti legali (le operatrici del Centro sono testimoni della donna vittima, nei procedimenti sia penali che civili, in qualità di  persone informate sui fatti).

Il Centro è Testimone nelle denunce delle Donne sia nella fase delle indagini preliminari sia nella fase processuale dei procedimenti civili e penali. La testimonianza del Centro è fondamentale per non far sentire la donna sola in questa fase, per rappresentare la necessità di abbattere il muro dell’omertà e del silenzio e per vigilare sull’odioso fenomeno della ri-vittimizzazione nelle aule dei tribunali. La testimonianza del Centro, in questi termini, risulta decisamente più efficace rispetto alla costituzione di parte civile.

 

 // Le donne per le donne: il team

  • Maria Luisa Toto: presidente
  • Silvia Sammarco: psicologa
  • Marzia Camarda: psicologa
  • Francesca Pastore: assistente sociale
  • Florindina de Carlo: avvocata
  • Stefania Mercaldi: avvocata
  • Alessandra Politi: avvocata
  • Iris Zecca: progettista
  • Emanuela Lodico: responsabile amministrativa

 

// PER CHIEDERE AIUTO

NUMERO VERDE: 800 098 822

CELLULARE DI SERVIZIO h7/24: 3382518901

Tel/Fax 0832-305767

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