Luigi Seclì: ‘Problemi visivi. Il mio approccio fa scuola’

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// L’INTERVISTA// Casarano. Il suo testo sull’innovativa metodica per affrontare le disfunzioni della vista sarà utilizzato dalle Università spagnole ed in Italia già lo è. Lui dispensa consigli pratici e pensa ad un secondo volume

CASARANO – Ad applaudirlo, c’erano 1.100 persone. Ovvero tutti i partecipanti al Congresso internazionale di Optometria, Contattologia e Ottica oftalmica di Madrid (dal 4 al 6 aprile scorsi), l’evento più importante di Spagna in campo optometrico. A quel congresso è stato invitato direttamente dal Collegio nazionale spagnolo degli ottici optometristi, in seguito alla pubblicazione, in lingua castigliana, del suo libro “Approccio funzionale ai disordini visivi – Le basi”. Così tradotto, il volume diventerà infatti il libro di testo di diverse Università spagnole. Lui, Luigi Seclì, ottico optometrista di Casarano e docente di Optometria presso l’Università del Salento, ha accolto l’invito con grande entusiasmo. E con grande soddisfazione, avendo ricevuto gli elogi di molti docenti internazionali di Optometria. “E’ stata un’esperienza molto emozionante”, ci ha rivelato di ritorno dalla trasferta a Madrid: “per il numero di colleghi presenti e per la loro caratura; per il fatto che nel corso del congresso è stato premiato con medaglia d’oro del collegio nazionale di Spagna il collega Giulio Velati, presidente uscente di Federottica, per aver portato avanti sia in Italia sia in Europa le istanze degli optometristi; ma, soprattutto, perché le Università spagnole hanno scelto il mio libro sull’approccio funzionale ai problemi visivi come libro di testo. Un vero onore, per me”. Il testo, già pubblicato in Italia nel 2011, è stato adottato in diverse Università italiane ed ha ricevuto l'apprezzamento di diversi docenti universitari internazionali, tra cui gli spagnoli. E’ scritto in collaborazione con gli ottici optometristi Giuseppe Sicoli e Vincenzo Martella, docenti di Optometria all’Università del Salento; il corposo apparato grafico è curato da Fernando Luceri, anche lui docente di Optometria presso l’Ateneo salentino. Il suo testo parla delle basi neurofisiologiche del sistema visivo e getta le fondamenta per un approccio funzionale all’analisi visiva, che prediliga gli aspetti preventivi e migliorativi. Che cosa significa? “L’analisi visiva si divide in due grandi scuole: quella ortodossa, che si preoccupa della messa a fuoco, ovvero di dare all’occhio una vista da dieci decimi; e quella che sposa l’approccio funzionale, che considera il sistema visivo non solo come una telecamera che raccoglie le informazioni da fuori e le mette su retina, ma come una interazione con tutti gli altri organi di senso e anche con l’aspetto motorio. Quest’ultimo, com’è facile immaginare, è un approccio più complesso perché va ad indagare se ci sono interferenze di altri sistemi sul sistema visivo. Il sistema visivo non è indipendente da connessione con altri sistemi: è questo il principio base dal quale il libro parte. L’approccio funzionale, che io adotto, si occupa della ‘visione’ e non della ‘vista’, considerando il miglioramento dell’efficienza del sistema visivo come il miglioramento di un intero sistema di informazioni che parte dell’organismo e che serve non solo per vedere ma per garantire la sopravvivenza dell’organismo stesso”. Come si traduce nella pratica questo approccio? “L’approccio funzionale bada a dare all’occhio la lente che possa produrre la migliore performance del sistema visivo, non solo quella che permette di raggiungere i dieci decimi di vista. Nella pratica, andiamo a testare, con diversi test psicometrici, quali possano essere, di volta in volta, la lente oftalmica, la lente a contatto, la procedura rieducativa ideali per permettere al sistema visivo di ottenere la prestazione migliore. L’optometria funzionale si occupa anche del training visivo optometrico, che comprende una serie di esercizi visivi per migliorare l’efficienza del sistema; in questo discorso, più ‘ampio’ rispetto al tradizionale, anche la prescrizione gioca un ruolo di primo piano agendo sul miglioramento dell’intero sistema e non solo sulla gradazione di una lente. Il nostro approccio, inoltre, non trascura l’aspetto preventivo, ovvero tutte quelle accortezze che possono permettere di evitare deterioramenti del sistema”. Ci fa degli esempi di accorgimenti pratici da seguire per mantenere in salute il sistema visivo? “Ce ne sono moltissimi, per tutte le situazioni e per tutti i destinatari. Guardando agli studenti, fin dalla più tenera età e quindi dalle prime classi scolastiche, bisognerebbe fare attenzione, in primis, al modo in cui si impugna la penna, perché una presa scorretta può causare molti disturbi al sistema visivo; anche una corretta distanza dal testo da leggere è molto importante. E’ consigliabile, anzi, usare un leggio, perché l’inclinazione del piano permette al lettore di spostare in automatico la colonna vertebrale e quindi di distanziarsi dal testo; da non trascurare anche una corretta illuminazione dell’ambiente ed una corretta respirazione, per non andare in apnea nei momenti di maggiore attenzione. Ma, naturalmente, la lista di consigli è lunghissima e non si ferma ai soli studenti. Ci sono indicazioni da seguire anche per chi lavora al computer: ammiccare frequentemente per evitare che il film lacrimale si disidrati; mantenere una postura corretta, se si scrive vicino al terminale; utilizzare un poggiapiedi in modo da consentire alla schiena di aderire alla spalliera della sedia; regolare l’illuminazione dello schermo del computer in modo da eliminare i riflessi e mantenere sempre una illuminazione diffusa nella stanza; ritagliarsi, infine, delle micro pause, per guardare fuori da una finestra o, comunque, lontano, al fine di rilassare l’accomodazione e poi riprendere a lavorare. Anche in casa ci sono delle regole da seguire, per esempio quando ci si trova davanti alla tv: è consigliato non spegnere mai tutte le luci e mantenere sempre una certa distanza dallo schermo. Ma potrei continuare ancora…”. Per divulgare questi consigli sarebbe utile organizzare dei corsi, nelle scuole per esempio… “L’abbiamo fatto e continuiamo a farlo, a livello volontario. Con l’Albo degli optometristi abbiamo coinvolto numerose scuole nel progetto ‘Bimbovisione’, che si è occupato di prevenzione dei deterioramenti visivi. Naturalmente se ci fosse maggiore sensibilità da parte dei dirigenti scolastici su questi argomenti, si potrebbe lavorare più seriamente su questo settore.” Su che cosa sta lavorando adesso? “Gli impegni in vista sono tanti e diversi. Ciò che è ormai diventato il mio ‘chiodo fisso’ è la possibilità di pubblicare un secondo testo sui disordini visivi, che funga in parte da approfondimento rispetto agli argomenti trattati nel primo volume. Mi piacerebbe analizzare in maniera sistematica gli aspetti della prevenzione e della prescrizione, dal momento che in Italia manca un contributo bibliografico in tal senso. E’ importante che i nostri studi ed i risultati del nostro approccio vengano organizzati in maniera più strutturata e diventino un testo organico consultabile da tutti. Inoltre sto valutando la possibilità di effettuare delle analisi visive ancora più precise e presto, con il mio gruppo di lavoro presso l’Università, avvieremo degli screening. Ho tanti progetti in mente e sempre troppo poco tempo per realizzarli”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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