Sabr. In aula i ‘caporali’

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Lecce. Si apre oggi il processo a 16 imputati, sette imprenditori salentini e nove complici africani, accusati di avere sfruttato braccianti extracomunitari organizzandone l'arrivo illegale nel Salento

LECCE – Arriverà in aula oggi per la prima volta il reato di caporalato. Introdotto nel nostro ordinamento solo il 13 agosto 2011, oggi l’articolo 603 bis del Codice penale è al suo primo test processuale. L’occasione è il processo “Sabr” che porta davanti alla Corte d’assise di Lecce 16 imputati, sette imprenditori salentini e nove complici africani, accusati di avere sfruttato decine di braccianti extracomunitari e di averne organizzato l'arrivo illegale dall'Africa con la promessa di un lavoro dignitoso. I 16 sono ritenuti membri di un'associazione a delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani. Dalle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, da cui ha avuto origine l'operazione, conclusa nel maggio scorso, è emersa la condizione di grave sfruttamento e di “soggezione continuativa, condizione analoga alla schiavitù” a cui erano costretti i migranti stagionali, reclutati dai caporali in diretto contatto con le aziende per la raccolta delle angurie e dei pomodori, su un perimetro territoriale che non è solo quello di Nardò. È emersa la dimensione di una realtà che non è “solo” sfruttamento lavorativo degli extracomunitari ad opera dei caporali, ma un sistema di criminalità economica e organizzata. Nel processo la Regione Puglia si è costituita parte civile. Non ha fatto altrettanto il Comune di Nardò perché, come ha spiegato il sindaco Marcello Risi, non ha rinvenuto i presupposti legali. La scelta di Risi di non presentare l’istanza di costituzione ha scatenato una forte polemica negli ambienti politici culminata nella decisione del gruppo Sel di rimettere la delega alle politiche migratorie, riservandosi di ripensare il proprio sostegno all'attuale maggioranza. 30 gennaio 2013 Sabr. Regione parte civile, Comune no LECCE – La Regione ci sarà, il Comune no, tra le parti civili nel processo “Sabr”, che si aprirà domani in Corte d’Assise a Lecce nei confronti di 16 imputati ritenuti membri di un'associazione a delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani. Lo ha deciso la Giunta regionale riunitasi ieri. Il Comune di Nardò, invece, ha deciso di non costituirsi, pur riconoscendo la gravità dei reati contestati, in quanto, ha detto il sindaco Marcello Risi, non ha riscontrato i presupposti legali per la costituzione. Proprio in seguito alla decisione del primo cittadino di non partecipare in prima linea al processo, il gruppo consiliare Sel ha rimesso ieri la delega alle politiche migratorie, riservandosi di ripensare il proprio sostegno all’attuale maggioranza. Sabr. Il Comune non sarà parte civile. Sel raccoglie le firme 16 novembre 2012 Tratta di uomini. Al via il processo ‘Sabr’ LECCE – L’operazione “Sabr” entra in aula. E’ prevista per oggi alle 11 davanti al giudice Alcide Maritati del Tribunale di Lecce la prima udienza preliminare del processo penale relativo alla maxi operazione che nel maggio scorso ha sgominato un’organizzazione impegnata nella tratta di uomini potrando all'arresto di alcuni imprenditori agricoli e diversi caporali. Dalle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, da cui ha avuto origine l’Operazione Sabr, conclusa nel maggio scorso, è emersa la condizione di grave sfruttamento e di “soggezione continuativa, condizione analoga alla schiavitù” a cui erano costretti i migranti stagionali, reclutati dai caporali in diretto contatto con le aziende per la raccolta delle angurie e dei pomodori, su un perimetro territoriale che non è solo quello di Nardò. È emersa la dimensione di una realtà che non è “solo” sfruttamento lavorativo degli extracomunitari ad opera dei caporali, ma un sistema di criminalità economica e organizzata. Nel processo, la Cgil e la Flai Cgil Lecce hanno deciso di costituirsi parte civile e saranno seguiti dall’avvocato Vittorio Angiolini per la Cgil e dall’avvocato Viola Messa per la Flai Cgil. “Lo facciamo – hanno spiegato i rappresentanti dei sindacati – innanzi tutto perché i principi e le norme dello statuto del nostro sindacato affermano il valore della solidarietà in una società senza privilegi e discriminazioni, in cui sia riconosciuto il diritto al lavoro alla salute alla tutela sociale, il benessere sia equamente distribuito rimuovendo gli ostacoli politici sociali ed economici che impediscono alle donne, agli uomini, nativi e immigrati, di decidere della propria vita e del proprio lavoro. Lo facciamo perché c'è una stretta connessione tra legalità e rilancio dell'economia del territorio, da cui discendono diritti per i lavoratori e prospettive di tenuta e crescita per le aziende sane”. 14 giugno 2012 Sabr. Il Riesame: ‘Non ci fu riduzione in schiavitù’ LECCE – Si sono molto alleggerite le posizioni degli indagati nell’inchiesta “Sabr”. Per tutti i giudici del Riesame hanno fatto decadere l’accusa di riduzione in schiavitù, stabilendo misure attenuate per tutti gli indagati, alcuni dei quali sono passati dal carcere ai domiciliari ed altri sono tornati in libertà. Resta in carcere Pantaleo Latino, datore di lavoro 58enne di Nardò. 23 maggio 2012 Tratta di uomini e riduzione in schiavitù. 16 arresti all’alba LECCE – 16 persone arrestate sul totale di 22 indagate. E’ l’operazione “Sabr”, che stamattina ha portato i carabinieri ad eseguire, in Puglia ed altre regioni italiane, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Lecce su richiesta della locale Procura distrettuale antimafia. Gli indagati rispondono di associazione per delinquere, tratta e riduzione in schiavitù di persone, favoreggiamento dell’ingresso clandestino di stranieri ed altri delitti. Al centro dell’indagine condotta dal Ros un sodalizio transnazionale costituito da italiani, algerini, tunisini e sudanesi, operante prevalentemente in Puglia, Sicilia e Calabria e dedito alla tratta ed allo sfruttamento lavorativo di clandestini provenienti da vari paesi africani, con base a Nardò ed a Rosarno. Indagati anche diversi imprenditori agricoli italiani che, predisponendo false attestazioni di assunzione, sfruttavano i migranti, sottopagati e soggetti a condizioni di lavoro disumane. Gli arrestati sono stati sorpresi nel sonno, attorno alle 3, dall’irruzione dei carabinieri nelle abitazioni e non hanno opposto resistenza. Durante l’operazione, i carabinieri del Ros, dei Comandi Provinciali interessati e del Nil si sono avvalsi del supporto di elicotteri ed unità cinofile per la ricerca di droga, armi ed esplosivi. // I reati contestati I reati contestati a vario titolo sono associazione per delinquere, riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù, tratta di persone, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, estorsione, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità materiale commessa dal privato, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, favoreggiamento dell’ingresso di stranieri nel territorio dello stato in condizioni di clandestinità. // Le indagini La misura cautelare emessa dal gip di Lecce Carlo Cazzella, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce (Cataldo Motta e Elsa Valeria Mignone) scaturisce dall’attività investigativa denominata “Sabr” condotta dal Ros di Lecce, dal gennaio 2009 al marzo 2010, con ulteriori specifiche attività condotte ad integrazione nei mesi estivi del 2010 e del 2011 e fino al mese di ottobre 2011, a carico di un sodalizio criminale transnazionale, costituito da italiani, algerini, tunisini e sudanesi, operante in Puglia, Sicilia, Calabria e Tunisia, dedito alla tratta di esseri umani provenienti da vari Paesi africani, al favoreggiamento dell’ingresso di clandestini nel territorio nazionale, al loro grave sfruttamento lavorativo ed all’illecita intermediazione lavorativa. I lavoratori extracomunitari venivano costretti ad uno stato di soggezione continuativa, condizione analoga alla schiavitù, ed alla commissione di più reati tra cui la falsità materiale ed ideologica e l’estorsione. All’operazione hanno collaborato il Comando provinciale carabinieri di Lecce, il Comando carabinieri Tutela del Lavoro ed il Comando carabinieri Politiche agricole e alimentari, soprattutto relativamente ai contributi pubblici Agea – Ministero Politiche Agricole, di cui hanno beneficiato alcuni degli indagati. Le indagini hanno consentito di documentare come l’organizzazione criminale, attiva a Nardò, ma anche in Rosarno (Reggio Calabria) ed in altre parti del Sud Italia, fosse dedita al reclutamento di cittadini extracomunitari, per la maggior parte tunisini e ghanesi, introdotti clandestinamente in Italia e comunque presenti sul territorio irregolarmente, dal momento che i permessi di soggiorno di cui erano provvisti, erano falsi, poiché rilasciati sulla base di false attestazioni di assunzioni al lavoro. Gli stranieri venivano introdotti in Italia con il fine dello sfruttamento lavorativo nella raccolta di angurie e di pomodori ed erano mantenuti in condizione di soggezione continuativa e, pertanto, diretta alla commissione di più delitti, tra cui quelli di riduzione in condizione analoga alla schiavitù, di favoreggiamento alla permanenza illegale sul territorio italiano di cittadini extracomunitari, di intermediazione illecita e grave sfruttamento del lavoro, di estorsione e di violenza privata. L’attività d’indagine “Sabr” ha di fatto consentito, fra altri aspetti, di far emergere i fenomeni di “riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù” e “tratta di persone”, in un contesto criminale transnazionale, che unisce con un unico filo conduttore tutti i responsabili nelle attività delittuose, con compiti e ruoli ben delineati. Un vero e proprio “sistema” criminale, efficientemente organizzato, che nasce e prolifera anche grazie alla “disperata ed obbligata” partecipazione delle stesse vittime. L’attività investigativa ha fatto emergere i caratteri costitutivi di un articolato e complesso “sistema” criminale che si estende da più Stati extraUE alla Sicilia e, da questa, alla Puglia ed alla Calabria. Si è dimostrato, in sostanza, come i lavoratori stranieri venissero impiegati nei campi di raccolta a condizioni pesanti, al limite della sopportazione psico-fisica, e remunerati con paghe al di sotto della soglia di povertà. Parallelamente, le investigazioni hanno messo in evidenza come gli “spostamenti” (dall’estero ed all’interno dei confini dello Stato) dei lavoratori migranti fossero inevitabilmente connesse alle condizioni di lavoro irregolare che, nelle sue forme più penalizzanti, si è espressa nel lavoro para-schiavistico. Le fasi iniziali di insediamento degli immigrati, infatti, erano generalmente caratterizzate dalla condizione di irregolarità tale da “costringere” i lavoratori stranieri ad accettare qualsiasi tipo di impiego pur di acquisire un minimo reddito per la sopravvivenza. È inoltre emerso come la paga oscillasse tra i 22 ed i 25 euro al giorno e l’orario di lavoro fosse mediamente di 10-12 ore al giorno. Una parte consistente del salario, inoltre, andava al caporale e/o all’intermediatore ed il resto era destinato alle spese per la sopravvivenza. In tale quadro di riferimento, le dichiarazioni accusatorie di alcune vittime sono state determinanti per la costruzione dell’imponente quadro indiziario a carico degli odierni indagati, ovviamente in parallelo con le plurime ed indipendenti acquisizioni investigative. // Tutti gli indagati Saed Abdellah, detto “Said”, nato in Sudan il 13.06.1986, alias Said Abdullah, nato in Sudan l’1.01.1979, residente in Palermo, domiciliato a Castelfranco di Sotto (PI), capo squadra;

Meki Adem

, nato ad Alobaud (Sudan) il 15.08.1960, residente in Racalmuto (AG), capo squadra; Abdelmalek Aibeche, detto “Alì”, nato a Ouled Yahia W Jijal (Algeria) il 13.02.1978, residente in Vittoria (RG), capo squadra;

Belgacem Ben Bechir Aifa

Belgacem Ben Bechir Aifa, nato a Chorbane (Tunisia) il 14.03.1970, residente a Nardò, capo squadra;

Bilel Ben Aiaya Akremi

, nato il 28.07.1983 a Jendouba (Tunisia), residente a Nardò, capo cellula/caporale; Mohamed Hassen Ben, nato in Tunisia il 12.05.1977, residente a Pachino (SR), reclutatore; Giuseppe Cavarra, nato a Noto (SR) il 01.10.1978, residente in Pachino (SR), datore di lavoro/reclutatore;

Marcello Corvo

Marcello Corvo, nato a Nardò il 09.02.1960, ivi residente, datore di lavoro;

Bruno Filieri

Bruno Filieri, nato a Nardò il 29.01.1963, ivi residente, datore di lavoro; Mohamed Yazid Ghachir, detto “Giuseppe l’algerino” o “Capo dei Neri”, nato a Guelma (Algeria) il 14.05.1968, residente in Taurianova (RC); Ben Abderrahma Jaouali Sahbi, nato a Gabes (Tunisia) il 13.09.1969, residente in Polignano a Mare (BA), capo squadra;

Saber Ben Mahmoud Jelassi

, detto “Giuseppe il tunisino” o “Sabr” o “Capo dei capi”, nato a Tunisi (Tunisia) il 15.10.1970, residente in Santa Maria a Vico (CE), capo cellula/caporale;

Pantaleo Latino

Pantaleo Latino, detto “Pantaluccio”, nato a Nardò il 03.01.1954, datore di lavoro;

Rosaria Mallia

Rosaria Mallia, nata a Noto (SR) il 23.12.1977, residente in Pachino (SR), datore di lavoro/reclutatore;

Livio Mandolfo

Livio Mandolfo, nato a Nardò il 26.11.1966, lì residente, datore di lavoro;

Corrado Manfredi

Corrado Manfredi, nato a Scorrano il 19.04.1953, lì residente, datore di lavoro; Giuseppe Mariano, detto “Pippi”, nato a Scorrano il 28.02.1938, residente a Porto Cesareo (LE), datore di lavoro;

Tahar Ben Rhouma Mehdaoui

, detto “Mohamed” o “Gullit”, nato a Ouled Mehdi (Tunisia) il 10.03.1974, residente a Nardò, capo squadra;

Salvatore Pano

Salvatore Pano, nato a Nardò il 22.03.1956, lì residente, datore di lavoro;

Giovanni Petrelli

Giovanni Petrelli, nato a Carmiano il 15.02.1962, lì residente, datore di lavoro;

Nizar Tanjar

, nato in Sudan il 02.11.1977, residente a Siracusa, capo cellula/caporale;

Houcine Zroud

, nato a Mahdia (Tunisia) il 24.10.1966, residente a S. Croce Camerina (RG), caporale/reclutatore.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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